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Agorafobia: cause, sintomi e cura

La parola agorafobia (dal greco αγορά : piazza e φοβία : paura, etimologicamente "paura della piazza") sta ad indicare un disturbo ansioso di natura fobica, descritto per la prima volta nel 1871.


Questo tipo di paura fobica deriva da falsi allarmi: una risposta di fuga o attacco si verifica troppo facilmente e interferisce con il normale funzionamento della persona, limitandola fortemente nelle sue attività quotidiane.



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Agorafobia: sintomi principali


Tra gli elementi che permettono di identificare l’agorafobia troviamo la paura della folla e del giudizio degli altri in relazione alla possibilità di star male in pubblico. Tra i sintomi principali si individuano la paura intensa e/o ansia che determina:

  1. aumento della frequenza cardiaca;

  2. eccessiva sudorazione;

  3. aumento della frequenza respiratoria;

  4. vertigini;

  5. paura di perdere il controllo e di morire;

  6. attacchi di panico.


Panico e agorafobia


Vi è uno stretto legame tra panico e l’agorafobia. La psichiatria, infatti, lega il panico all'agorafobia ossia fra la paura degli spazi aperti e il timore di avere il panico in questi luoghi. Il panico è una condizione emotiva di paura e terrore in cui prevalgono gli aspetti fisiologici e corporei della paura quali: palpitazione, sudorazione, tremore, dolore al petto e all'addome.



Quali sono i luoghi temuti?


Tra i luoghi in cui può capitare che si presenti l’agorafobia, i più comuni sono:

  1. i supermercati,

  2. le discoteche,

  3. i luoghi affollati,

  4. gli eventi pubblici,

  5. i mezzi di trasporto pubblici,

  6. aspettare in coda e in fila.

La persona tende a evitare queste situazioni, traendone al momento effetti positivi.



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Il circolo vizioso dell'agorafobia


In effetti l’ansia inizialmente diminuisce, ma a lungo termine peggiora. Ogni volta che si scappa dalla situazione o la si evita, infatti, diminuisce la fiducia in se stessi e diventa più forte il bisogno di andarsene o di evitare anche la volta successiva.


In questo modo le situazioni che si desidera evitare diventano sempre più numerose. Il rischio è che il soggetto diventi totalmente dipendente dalle mura domestiche e non esca di casa se non accompagnato.



La psicoterapia cognitiva comportamentale nel trattamento dell'agorafobia


La terapia cognitivo comportamentale ruota intorno ad alcuni pilastri fondamentali:

  1. l'esposizione;

  2. la ristrutturazione cognitiva;

  3. le tecniche di rilassamento.

Tale approccio si fonda sulla premessa in cui fronteggiare le situazioni fobiche significa affrontarle perché solo così è possibile valutarle e superarle con la tecnica e l'approccio terapeutico. Non vanno escluse il possibile utilizzo farmacologico con il ricorso di benzodiazepine e antidepressivi.


Possiamo definire l'esposizione: “imparare a evitare di evitare”, il che comporta la riduzione dei comportamenti di evitamento nelle situazioni temute. Si tratta di stabilire un programma con più obiettivi consistenti in prove che andranno affrontate gradualmente. Ad esempio, in caso di fobia dei mezzi pubblici, si può chiedere alla persona di percorrere con l'autobus fermate via via più prolungate. Ad oggi è possibile anche l’utilizzo della realtà virtuale, che consente di riprodurre situazioni fobiche in ambiente controllato con il supporto dello psicoterapeuta.



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Il controllo della respirazione viene insegnato poiché una lenta respirazione contribuisce a controllare l'attacco di panico. Si è infatti notato che una iperventilazione è in grado di scatenare il panico a causa dell'abbassamento del livello di anidride carbonica nel sangue con contestuale aumento del pH. Questa situazione provoca un senso di mancanza di aria e tachicardia.


Attraverso la ristrutturazione cognitiva la persona può imparare a:

- riconoscere quando il pensiero è distorto;

- mettere in discussione il pensiero distorto;

- modificare il comportamento.


Il compito dello psicoterapeuta cognitivo-comportamentale è quello di accompagnare il paziente in un percorso graduale di riduzione degli evitamenti, aiutandolo nel percorso di recupero delle proprie capacità e facendolo diventare terapeuta di se stesso”.




Dott.ssa Ludovica Andreoni

Membro del Team di Unobravo

Psicologa ad orientamento cognitivo-comportamentale

https://www.unobravo.net/ludovica-andreoni-psicologa

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