• unobravoteam

Ansia sociale: cos'è e come combatterla

Molto spesso per riferirsi a qualcuno che incontra difficoltà a interagire con altre persone, ad esempio nell'avviare una conversazione o esprimere proprio un parere, si utilizzano espressioni come "è timido", "ha un carattere introverso".


Pur contribuendo alla creazione di una serie di barriere personali, sociali, professionali, la timidezza di per sé non è patologica, bensì un fenomeno piuttosto comune e diffuso.

Come fare dunque a distinguerla dall'ansia patologica? Scopriamolo insieme.



Può interessarti anche Marijuana e attacchi di panico

La storia di Cindy


Vorrei iniziare raccontandovi la storia di una ragazzina di 15 anni, che chiameremo Cindy.

Da quando è bambina, Cindy viene considerata timida sia in famiglia che a scuola. Ha pochi amici, parla poco, arrossisce facilmente, non ha grandi hobby, ma si impegna a scuola con risultati altalenanti (o anche ottimi risultati).


Cindy è talmente timida che non riesce a fare gli auguri di compleanno alla mamma a voce, ma le scrive sempre un bigliettino che lascia sul tavolo della cucina; inoltre, non vuole festeggiare il suo compleanno per non essere al centro dell’attenzione.


Quando la vedo per la prima volta Cindy appare abbastanza tesa: fatica a mantenere il contatto oculare, continuando ad abbassare lo sguardo quando parliamo e si siede sul divano sulla punta del cuscino mantenendo la schiena rigida. É disponibile ed aperta, parla di sé in modo ironico e ride nervosamente quando racconta qualcosa di doloroso.


Si descrive come una ragazza sensibile, con pochi amici perché, afferma «faccio conoscenza con quelli un po’ come me, con gli stessi problemi».

Soprattutto quando si trova in situazioni valutative Cindy sente che le si riempiono gli occhi di lacrime e non riesce a controllare il pianto davanti a professori e compagni. Sente che questa reazione è più forte di lei, che anche quando non vorrebbe piangere e cerca di controllarsi non ci riesce.


I pensieri che più spesso la assillano sono quello di non riuscire e di fare una pessima figura davanti a tutti e sono associati ad intense emozioni di ansia. Il pianto è la manifestazione principale dell’ansia avvertita, ma sono presenti anche nodo alla gola, tachicardia, sensazione di avere la testa vuota.


Più volte ha pensato di “essere stupida” e di “non impegnarsi abbastanza”, ma anche quando era veramente preparata di fronte alle domande ha fatto scena muta e poi a casa, ripensandoci, si è resa conto di conoscere tutte le risposte.

Ha un gruppo di amiche della scuola, ma le frequenta poco perché «quando sono con loro mi sembra di andare loro dietro come un’ombra» perché loro si frequentano di più e «mi immedesimavo nelle persone e mi sentivo un peso per loro, mi annoiavo da sola».


Cindy è solo timida o è presente un disturbo d'ansia? Secondo molti autori queste due condizioni si collocano lungo un continuum a intensità crescente, ma il focus fondamentale per distinguere una timidezza eccessiva da un vero e proprio disturbo è l’impatto che i sintomi hanno all’interno della vita quotidiana della persona.


Leggi anche ANSIA e PANICO: facciamo chiarezza


Il Disturbo d’ansia sociale: caratteristiche


Per poter parlare di fobia sociale o Disturbo d’ansia sociale, come indicato nel manuale diagnostico DSM-5, devono essere presenti i seguenti fattori:


  1. Esordio principalmente in adolescenza e si stima che circa il 7-13% della popolazione sperimenti i sintomi di questo disturbo nell’arco della vita;

  2. Persistente paura di una o più situazioni sociali, nelle quali l’individuo è esposto al possibile giudizio degli altri. L’individuo teme di agire in modo imbarazzante o umiliante (o di mostrare sintomi d’ansia). L’esposizione alle situazioni sociali provoca una risposta ansiosa immediata;

  3. Le situazioni sociali temute vengono evitate o sopportate con intensa ansia;

  4. La paura o l’ansia non sono proporzionali al pericolo insito nella situazione sociale o al contesto socio-culturale;

  5. La paura, l’ansia o l’evitamento sono persistenti e durano tipicamente almeno 6 mesi.

  6. La paura, l’ansia o l’evitamento causano un disagio clinicamente significativo o una compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre importanti aree.


Il disturbo di ansia sociale, così come altri disturbi di tipo fobico, è una risposta d’ansia appresa particolarmente resistente al cambiamento. L'evitamento sistematico della situazione ansiogena porta all'innescarsi di un circolo vizioso di progressiva chiusura relazionale che rafforza l'ansia.


Le forme d’ansia presentano un sistema multidimensionale di risposta, includendo manifestazioni:

  • cognitive (pensieri e concettualizzazioni di sé, talvolta anche distorsioni della realtà);

  • comportamentali (difficoltà nella comunicazione, pianto, isolamento);

  • fisiologiche (mal di testa, tensione muscolare, sudorazione, palpitazione).



Può interessarti anche Il respiro consapevole: cos'è e come allenarlo?


Ansia sociale: cosa fare?


Se ti sei riconosciuto in qualcuna delle caratteristiche finora descritte, la buona notizia è che le ricerche ci dicono che la psicoterapia è un utile supporto per costruire consapevolezza e benessere, in particolare la terapia cognitivo comportamentale.


Le terapie comportamentali di terza generazione, infatti, utilizzano tecniche di esposizione agli stimoli ansiogeni durante la meditazione, favorendo il distanziamento da pensieri e concettualizzazioni su di sé e l'accettazione delle sensazioni corporee legate all’ansia.


La meditazione e lo sviluppo di abilità di mindfulness risultano essere fondamentali nei trattamenti di terza generazione, poiché permettono di incrementare la flessibilità psicologica, vale a dire la capacità di fronteggiare gli stimoli attivatori di ansia senza meccanismi di fuga.


Attraverso la terapia, inoltre, è possibile apprendere abilità sociali, al fine di intraprendere azioni in linea con i propri valori, riconoscendone la differenza dai comportamenti messi in atto al solo scopo di evitare situazioni sociali temute.



I bambini nascono con due sole paure: la paura di cadere e quella dei forti rumori improvvisi. Qualsiasi altra paura o fobia umana non è innata, ma appresa. Questo implica che se avete imparato ad avere paura, potete imparare anche a non averne.”

Richard Bandler






Dott.ssa Elisa Zocchi

Membro del Team di Unobravo

Psicoterapeuta CBT

https://www.unobravo.net/elisa-zocchi-psicoterapeuta