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BabyLoss - Il lutto in gravidanza


Con il termine "lutto perinatale" si intende la perdita del figlio avvenuta tra la ventiduesima settimana di gestazione e i primi sette giorni dopo la nascita. Con il termine "lutto prenatale" si intende, invece, il lutto legato alla perdita del bambino in un momento qualsiasi della gravidanza.


In questo articolo parleremo del lutto determinato da un aborto non volontario, ma è importante ricordare che, indipendentemente dalle ragioni della perdita, il lutto in gravidanza rappresenta un'esperienza estremamente dolorosa e traumatica, di cui forse si parla ancora troppo poco.



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Quando si diventa genitori?


Il legame di attaccamento tra madre e figlio inizia a formarsi molto precocemente. Il figlio inizia ad esistere, nell'immaginario di una donna, nel momento stesso in cui si apprende della gravidanza. Da quel momento ella cessa di essere solo donna e compagna e diventa madre. Il bambino è vivo e reale, attraverso le sue fantasie la madre ne costruisce le fattezze, lo accarezza e instaura con lui un dialogo intimo e segreto, amoroso. La futura mamma inizia una vera e propria revisione della sua intera vita e di quella di coppia: cambiano le sue priorità, al centro non c'è più lei o lei e il suo partner, ma il bambino che nascerà.


Il lutto interrompe bruscamente e imprevedibilmente questo processo. La perdita di un figlio è sempre un evento sconvolgente nella vita di un genitore, inaccettabile in quanto percepito come innaturale. Da una gravidanza ci si aspetta la vita e, invece, ci si ritrova a doversi confrontare con l'esperienza del vuoto e della morte; l'evento interrompe bruscamente il progetto della genitorialità e destabilizza entrambi i membri della coppia, anche se viene vissuto diversamente dalla madre e dal padre.



Il lutto perinatale: madre e padre


Una madre in lutto si ritrova impegnata nel difficile e doloroso compito di trasformare tutti i sogni, le aspettative, l'amore dei baci non dati, degli abbracci mancati, degli sguardi mai incrociati (cit. Rivaldi) in un'accettazione che appare, soprattutto nelle prime fasi, un compito impossibile.



Il lutto vissuto dal padre


Il padre, seppure parta da un vissuto differente, non vive un dolore meno intenso.

Molti padri, benché inizino a fantasticare precocemente sulla loro paternità, realizzano veramente di essere padri nel momento in cui il figlio viene alla luce e possono vederlo, toccarlo e tenerlo tra le braccia. Il legame si rafforza, poi, ulteriormente quando il bambino inizia ad interagire con loro.


Questa sorta di stato di sospensione e attesa, durante la gravidanza, può complicare nel papà la ricerca di una collocazione di fronte alla perdita. Si chiede cosa dovrebbe sentire e come dovrebbe comportarsi, come dovrebbe (o non dovrebbe) esprimere il proprio dolore, in funzione del suo ruolo di padre, ma anche di ciò che crede la società si aspetti da lui in quanto maschio.


Può cercare di razionalizzare dicendo a se stesso che non può sentire la mancanza di un figlio che, dopotutto, non ha nemmeno conosciuto e che se non si abbatte, forse, il dolore sembrerà meno intenso. Di fronte alla sofferenza della compagna, può tentare di gestire la propria accantonandola, imponendosi di farsi forza e coraggio e di andare avanti, anche per lei, mettendosi davvero d'impegno.



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Uno strappo che segna la coppia


Per questa ragione l'interruzione di una gravidanza è uno strappo che segna la coppia. Anche quando accade nelle prime settimane. Il feto è un figlio a tutti gli effetti e il dolore non dipende dal momento della gestazione, ma dall'investimento affettivo e dal significato che la coppia ha dato all'esperienza della gravidanza.


La perdita del figlio disintegra un progetto attorno al quale i partner stavano ridefinendo l'identità stessa della coppia, con un brusco sentimento di interruzione e di smarrimento rispetto al futuro. Lo shock emotivo intenso e il vissuto di lutto che ne derivano possono durare dai 6 mesi ai 2 anni, ma a volte anche oltre.



Come avviene l'elaborazione del lutto in gravidanza?


L'elaborazione del lutto pre e perinatale è un processo lento che deve attraversare precise fasi per poter giungere ad una piena elaborazione.


1) La prima fase, subito successiva alla scoperta della perdita, è quella dello shock e della negazione. Le emozioni che lo accompagnano sono confusione, incredulità, senso di irrealtà e depersonalizzazione, stordimento, la sensazione di andare a pezzi e la negazione dell'evento stesso "Non è vero, non sta succedendo. I medici si sbagliano" sono pensieri ricorrenti.


2) La seconda fase è quella della protesta. L'emozione dominante è la rabbia, ci si sente vittime di un'ingiustizia e si cerca un colpevole esterno nei medici, nell'assistenza ospedaliera ricevuta, nel destino, in Dio. Talvolta la rabbia si rivolge persino al partner, "colpevole" di non aver fatto abbastanza per scongiurare l'evento. I pensieri in questa fase sono spesso irrazionali e incoerenti, hanno caratteristiche di ossessività e ricorrenza.


3) La terza fase è quella della disorganizzazione. Le emozioni dominanti sono la depressione, la chiusura in se stessi e l'isolamento. Le situazioni connesse con la genitorialità, come l'incontro con amici che hanno figli, ma anche la semplice visione di spot pubblicitari e immagini in cui compaiono bambini e coppie genitore-bambini, vengono evitate. Talvolta l'isolamento viene messo in atto nei confronti del partner, a causa di un diverso modo di vivere il dolore. Non di rado si sceglie di non parlarne con gli altri, per pudore o perché non si crede di poter trovare all'esterno una reale comprensione dei propri vissuti.


4) L'ultima fase è quella dell'accettazione. Ci si arriva solo dopo aver attraversato le fasi precedenti. L'elaborazione del lutto si avvia alla conclusione. La sofferenza si fa meno intensa, si riduce l'isolamento e, gradualmente, si ritorna a coltivare i propri interessi e si può creare lo spazio emotivo per desiderare e riprogettare la maternità.



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Un processo che richiede tempo


I tentativi fatti da amici e parenti di confortare o incoraggiare la coppia, magari esortandola ad andare avanti o ricordandole che ci saranno altre occasioni future, per quanto in buona fede, non sono utili. La coppia ha bisogno di vivere il proprio dolore e arrivare, secondo i propri tempi, all'accettazione della perdita.


A volte si preferisce restare bloccati nel proprio dolore per paura di dimenticare. Pensieri come "Se smetto di soffrire, dimenticherò", o ancora "Se non sto male, vuol dire che non tenevo davvero a mio figlio", possono essere abbastanza comuni.


Lasciar andare non significa dimenticare


Permettersi di lasciar andare il dolore non significa dimenticare. Anzi, è attraverso i ricordi che è possibile comprendere pienamente l'evento accaduto ed elaborare il lutto, anche quando questi sono pochi. Il primo test di gravidanza fatto, le prime sensazioni, le parole silenziose dedicate al bambino, sono momenti trascorsi assieme a lui. Nelle prime fasi può aiutare annotarli su un diario. Anche alcuni rituali, come ad esempio la sepoltura del bambino non nato o andare al cimitero, possono aiutare a simbolizzare l'esperienza.


Una delle cose più importanti, però, è che questo lutto non diventi un tabù, qualcosa di cui vergognarsi. É essenziale parlarne e consentire a se stessi di piangere per la propria sofferenza. Tutto questo aiuta ad elaborare la perdita.


Un lutto che diventa complicato


Può accadere che qualcosa complichi la naturale evoluzione del processo di elaborazione, trascinando sofferenza e pensieri dolorosi e disfunzionali anche ben oltre il tempo fisiologicamente necessario e trasformando il lutto in un lutto complicato, o evolvendo in disturbi psichici come depressione e disturbo post traumatico da stress.


La ferita può restare aperta anche per tutta la vita, se non si riesce a darle un significato.

In questi casi diventa importante considerare un supporto psicologico e rivolgersi ad un esperto, che potrà aiutare la coppia a recuperare le fila del processo di elaborazione del lutto là dove si è interrotto, accompagnarla verso l'accettazione, la piena consapevolezza di sé e dell'accaduto, il superamento del dolore e il recupero di un approccio fiducioso alla vita.



Consigli di lettura

  1. L.Bulleri, A. De Marco, "Le madri interrotte. Affrontare e trasformare il dolore di un lutto pre e perinatale", F. Angeli Ed.

  2. A cura di C. Ravaldi, "La tua culla è il mio cuore. Il cammino del lutto perinatale verso la ri-nascita interiore, raccontato dalle mamme di CiaoLapo", Officina Grafica Ed.

  3. M. Mapelli, "Il dolore che trasforma. Attraversare l'esperienza della perdita e del lutto", Franco Angeli Ed.




Dott.ssa Stefania Borrelli

Membro del team Unobravo

Psicoterapeuta sistemico relazionale

https://www.unobravo.net/stefania-borrelli-psicoterapeuta

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