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Stereotipi e ruoli di genere: facciamo chiarezza


Gli stereotipi di genere riguardano principalmente le aspettative rigide sui comportamenti maschili e femminili all’interno di un contesto socio-culturale. Spesso sono inestricabilmente radicati nella cultura di genere, al punto da contribuire ad alimentare un fenomeno complesso come la violenza di genere.


In un recente sondaggio di agosto 2020 apprendiamo che il 65% delle mamme-lavoratrici intervistate ha dichiarato di non ritenere conciliabile la didattica a distanza dei figli con il lavoro dei genitori perché richiede un impegno di tempo (ma anche di risorse) ingente da parte di questi ultimi.



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Un dato molto interessante di questo sondaggio è che il 30% delle intervistate ha sostenuto di aver preso in considerazione la possibilità di lasciare il lavoro. Questo dato apre le porte a riflessioni su molteplici temi, come il rapporto tra sistema scolastico e sistema familiare, o quello tra mondo del lavoro e famiglie. Un aspetto che dà molto da pensare in tema di stereotipi di genere è che il sondaggio non si interroghi sul pensiero dei papà-lavoratori, dando implicitamente per scontato il loro ruolo.


Cosa ne pensano i padri? Come vivono questa situazione?

Se il 30% delle madri ha preso in considerazione di lasciare il lavoro, qual è la percentuali che riguarda i padri? O forse questo aspetto di cura della genitorialità è troppo ancorato a un ruolo del genere femminile?



Cosa si intende per genere sessuale e ruoli di genere?


Il significato dei termini sesso e genere non sono sovrapponibili.

Il sesso corrisponde alle caratteristiche biologiche con cui si nasce (i genitali sono la prima e la più evidente di queste caratteristiche); il genere riguarda invece i ruoli e le responsabilità che vengono “assegnati” agli uomini e alle donne dai contesti culturali di riferimento (famiglie, colleghi, comunità, istituzioni), non predefiniti quindi dalla natura.


Essendo il genere il prodotto di un processo di costruzione socio-culturale dei concetti di femminile e maschile, i ruoli di genere - ovvero l’insieme dei comportamenti che ci si attende sulla base del sesso dell’individuo - possono anche cambiare nel tempo.


I progressi in materia di pari opportunità tra uomini e donne dimostrano che nell’ultimo secolo sono stati compiuti passi avanti in senso di una ridefinizione dei ruoli di genere. Oggi sappiamo che vestire i maschietti di blu o regalare una cucina-giocattolo a una bambina sono scelte dettate dalla cultura e come tali hanno implicazioni sul piano simbolico.


Eppure i ruoli di genere possono essere così rigidamente radicati da essere considerati l’unico modo corretto di fare le cose, detenendo un potere - spesso non riconosciuto quanto persistente - nell’influenzare aspettative e comportamenti, che possono cristallizzarsi in stereotipi di genere.



Aspettative di genere e stereotipi di genere


Se un bambino gioca bene con la palla è plausibile che riceverà un feedback positivo come “diventerai un grande calciatore!”. Se una bambina si prende cura di una bambola potrebbero dirle “diventerai una brava mamma!”. Eppure, invertendo gli addendi, il risultato del feedback potrebbe cambiare (la proprietà commutativa vale sempre e solo in algebra!).



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Una rilevazione statistica realizzata da una ricerca dell’Istat, in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità, ha rivelato che nel 2018 sono ancora molto comuni stereotipi sui ruoli di genere come:

  • per l’uomo è molto importante avere successo nel lavoro, più che per la donna (32,5%)

  • gli uomini sono meno adatti a occuparsi delle faccende domestiche (31,5%)

  • è l'uomo a dover provvedere alle necessità economiche della famiglia” (27,9%)

In generale, proponendo alcune affermazioni stereotipate riguardo il ruolo della donna nella la gestione della casa, nella sfera economica e lavorativa, nelle decisioni familiari, la ricerca ha mostrato che rispetto agli stereotipi sui ruoli di genere sono esigue le differenze tra uomini e donne: il 58,8% della popolazione si dichiara abbastanza d’accordo, il 22,4% molto d’accordo, con le visioni stereotipate.



Dallo stereotipo alla violenza di genere


Differenziando uomini e donne in base ad aspettative sociali su aspetto e comportamenti, rigidi ruoli di genere non solo possono costituire un limite per l’identità delle persone e per le sue potenzialità, ma contribuiscono a generare gerarchie di potere inique.


Il radicamento degli stereotipi sui ruoli di genere, da una parte, e l’atteggiamento verso i comportamenti violenti, dall’altra, sono le chiavi di lettura per comprendere il contesto culturale in cui le relazioni violente trovano genesi e giustificazione.


Nel corso della storia occidentale, la distinzione di genere è stata gerarchicamente codificata implicando una relazione marcatamente asimmetrica a svantaggio delle donne. Il modello su cui si fonda questa asimmetria, che in parte ancora pervade il mondo moderno, è oggi messo in crisi dalle trasformazioni economiche, sociali e culturali.


La differenza maschile-femminile, per il suo ritrarre uno degli scenari affettivi più importanti dello “stare in relazione con” (Stern, 1987), può rappresentare la differenza delle differenze, intorno al quale riflettere sulle regole con cui leggere e ricostruire il mondo. Un mondo in grado di riconoscere e riflettere sugli stereotipi che genera.







Dott. Angelo Capasso

Membro del team di Unobravo

Psicoterapeuta sistemico-relazionale

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