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Dentro l’intimità: tra sé e l'altro

Spesso il concetto di intimità viene legato a quello di amore, quasi fossero sinonimi.

L'intimità che una coppia può raggiungere a livello sia fisico che psicologico è unica e non è paragonabile a nessun altro tipo di relazione: si arriva a conoscere l'altro come un libro aperto, si stabilisce un'intesa sessuale che ci permette di condividere i nostri desideri più profondi, ci fa sentire unici e speciali. Ma non è sempre così.


Esistono relazioni amorose in cui questo livello di intimità manca o viene ad esaurirsi nel tempo. Quante volte capita di ascoltare amici, amiche, colleghi che lamentano nelle loro relazioni una mancanza di condivisione e/o di contatto fisico: “mio marito non mi conosce davvero”, “non abbiamo rapporti da anni, ma nonostante tutto ci amiamo molto”, “se conoscesse questo lato di me sicuro mi lascerebbe”.


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Quante volte è capitato a noi di sentirci in questo modo in una relazione d'amore? Di sentire che l'altro non ci conosce davvero, di non riuscire a condividere con il nostro partner gli aspetti di noi più profondi e segreti?


Allo stesso tempo esistono relazioni intime in cui manca la componente passionale dell'amore, come le relazioni amicali o familiari, in cui ci sentiamo liberi di essere noi stessi al 100%, senza paura, senza vergogna e senza sentirci a disagio.

Che cos’è l'intimità?

"Intimità" deriva dal latino intimu(m), intimo, ciò che è più interno, profondo, ma anche ciò che è più nascosto e segreto. Entrare in intimità con l'altro significa condividere i nostri sentimenti e le nostre emozioni più profonde, richiede un aprirsi e abbandonarsi all'altro, rendendolo partecipe della nostra vita ed essendo noi partecipi della sua. Significa allo stesso tempo riconoscere l'altro in quanto Altro, di vederlo come soggetto separato, creare una relazione IO-TU.

Una relazione intima è fatta di fiducia, stima, comprensione, condivisione e dialogo, ma si realizza anche attraverso il silenzio, il corpo, lo sguardo, il modo di comunicare piuttosto che quello che viene detto.

Ho sempre amato le parole del filosofo francese François Jullien che nel suo saggio “Sull'intimità, lontano dal frastuono dell’amore” (2014) afferma che essere intimi

“non significa per forza conoscere i fatti; non significa farsi spazio nella vita dell’altro, ma fare spazio all'altro nella propria vita, facendo un passo indietro piuttosto che un passo avanti”.

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Entrare in intimità con una persona presuppone che io sia disposto a fare un passo indietro per lasciare entrare l'altro, affidandomi, accettando che possa vedere le mie parti più intime, i miei pregi e i miei difetti, le mie fragilità. Un passo che ci obbliga ad abbassare le difese e che ci espone al rischio di soffrire, al rischio di essere rifiutati, al rischio di perdere il controllo.

L'intimità è una dimensione che inizia a strutturarsi fin dalle nostre primissime esperienze relazionali. Le emozioni che proviamo al contatto con gli altri ci aiutano a capire quanto la vicinanza o la lontananza dalle persone possa essere per noi fonte di piacere o dispiacere. Con il tempo instauriamo così relazioni che ci permettono di sentirci a nostro agio, mantenendo quella che per noi è la giusta distanza.

Timore dell’intimità

Molte persone si sentono sicure in una relazione solo a distanza dall'altro: hanno paura di entrare in intimità temendo di potersi perdere. Accade così che molte persone pur desiderando una relazione affettiva, instaurino rapporti con persone già impegnate e/o emotivamente e fisicamente distanti, le uniche relazioni che permettono loro di sentirsi al sicuro.

L'incontro con l'altro può essere in alcuni casi vissuto con angoscia e paura piuttosto che con piacere. Tanto più le persone hanno una percezione di sé poco definita, non sentendosi autonome e salde, tanto più temeranno che entrando in intimità con l'altro possano confondersi, perdersi ed evitano così il rischio.


Intimità con se stessi

L'intimità non ha a che fare solo con l'altro ma in primis con se stessi.

La creazione di un proprio spazio intimo aiuta a delineare e percepire i confini che segnano l'intimità anche dalle altre persone. Essere in contatto con se stessi, percepire e sentire le proprie emozioni, il proprio corpo, accettare le proprie vulnerabilità e fragilità è fondamentale per poter entrare in contatto con l'altro, un altro che porta con sé la propria intimità.

È l'impossibilità dell'incontro con se stessi che impedisce di fare quel “passo indietro” necessario ad entrare in intimità con l'altro.

Quando sentiamo che nelle nostre relazioni manca l'intimità, che facciamo fatica ad affidarci all'altro chiediamoci: cos’è per noi intimo? Che rapporto abbiamo noi con la nostra intimità? Quanto accetto il mio spazio intimo?

Imparare a conoscersi e accettarsi, avere una relazione intima con se stessi è il primo passo per poter entrare in intimità con l'altro, per poter amare ed essere amati per come si è realmente.





Dott.ssa Carolina Nasti

Membro del team di Unobravo

Psicologa ad orientamento Psicoanalitico Relazionale

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