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Disturbi del Comportamento Alimentare 2.0: il ruolo dei Social Network

Il corpo è spesso il primo elemento con il quale si entra in contatto con gli altri e, soprattutto in adolescenza, gioca un ruolo essenziale per la propria autostima e la definizione di sé. L'immagine che ci si costruisce del proprio corpo non nasce solo dall’esperienza diretta, ma anche attraverso il confronto con gli altri.


Oggigiorno l’utilizzo dei Social Network rappresenta lo strumento principale di interazione con le altre persone. Nei social network gran parte della comunicazione si basa sull’apparire. Così il proprio aspetto esteriore diventa il principale mezzo con cui ci si presenta al mondo: non si ha più un corpo, ma si è un corpo e se questo non ha le caratteristiche richieste dalla società deve essere nascosto.


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Disturbo alimentare come disturbo sociale: la paura del giudizio


I disturbi alimentari in generale sono una patologia legata anche alla dimensione sociale, dove ogni individuo è influenzato da coloro che lo circondano. La società da sola non è in grado di scatenare un disturbo di questo genere, ma intervengono anche altri fattori, come alcun caratteristiche individuali, ad esempio:


La maggior parte delle persone sostiene che non serve essere magri per essere belli, ma di fatto nessuno si comporta in questo modo; si cerca in continuazione, anche in modo non sempre consapevole, di conformarsi ad uno standard di bellezza e di forma fisica imposto dall’esterno perché nella società attuale il giudizio degli altri è ritenuto fondamentale.

Basti pensare anche solo a ciò che accade nei social network, utilizzando i quali le persone sono invogliate a pubblicare foto allo scopo di ricevere il più alto numero possibile di like, ormai diventati simbolo di notorietà e approvazione sociale.


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Donna magra = Donna bella


L’identità femminile nella società attuale è sottoposta ad aspetti contradditori in cui la magrezza viene rinforzata e premiata. La globalizzazione promuove il modello della donna magra come obiettivo a cui uniformarsi ad ogni costo: essere magra è più importante che essere in salute. Questi ideali standardizzati ed irrealistici esaltano la perfezione e mettono in cattiva luce il grasso corporeo, costringendo le persone ad un continuo monitoraggio del proprio fisico e a mettere in atto pratiche per modellarlo.


Una vita sempre a dieta


L’imponente pressione sociale nei confronti della magrezza, incrementata dai social network, ha portato all’utilizzo di pratiche dietetiche sempre più frequenti nella popolazione. Oggi si parla di “dieting” per riferirsi alla tendenza ad stare sempre a dieta, che spinge verso un rapporto conflittuale e malato con il cibo e il proprio corpo.


Il dieting genera a sua volta il fenomeno della dismorfofobia, che rappresenta l’errata valutazione della propria immagine corporea e l’incapacità di valutare in modo oggettivo la propria fisicità. Si assiste a una vera e propria ossessione per la magrezza e per la perfezione, che obbliga la persona a compiere continui sforzi per mantenersi in relazione positiva con l’ideale comune della società occidentale, la quale rappresenta la donna magra come potente, ricca, di successo e sessualmente attraente, quindi bella.


Filosofia Pro-Ana e Pro-Mia


Pro-Ana e Pro-Mia sono spazi virtuali presenti nei social network dove sono celebrate l’anoressia e la bulimia. Qui vengono condivise regole rigide di comportamento e immagini di corpi scheletrici; si discute di calorie, limitazioni, diete dimagranti e si pubblicano fotografie per alimentare la thinspiration (aspirazione alla magrezza).

L’interesse unico dei partecipanti è la perdita di peso. L’obiettivo principale è che il peso non salga, proprio per questo molte persone nei gruppi utilizzano un numero come nickname, mentre altre postano foto dei frigoriferi aperti con dentro solo bottiglie di acqua. Le persone si scambiano suggerimenti circa i metodi per non sentire la fame, per perdere peso, per eliminare il cibo e nasconderlo. Si sostengono così condotte disfunzionali e si amplificano i rischi che queste patologie, che possono condurre fino alla morte, si diffondano.

I contatti avvengono in gruppi rigorosamente chiusi per evitare di essere intercettati. L’accesso a questo siti è piuttosto semplice, ma la permanenza al loro interno è spesso difficile, in quanto bisogna rispettare regole rigide. L’aspetto che li rende molto pericolosi è quello empatico: le persone con disturbo alimentare si sentono comprese dagli altri iscritti e questo rinforza il legame e la fiducia, mentre vengono invece considerati come nemici tutti coloro che cercano di allontanare la persona da questo disturbo e dalle pratiche alimentari disfunzionali per la loro salute.



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Moda versus Anoressia


I social network e più in generale i media giocano un ruolo fondamentale nel proporre modelli femminili legati alla perfezione delle forme corporee, alla sottigliezza e sinuosità del corpo; sono soprattutto gli adolescenti che vengono colpiti da questo aspetto, che li spinge ad avere un’errata percezione di sé e ad adottare comportamenti anoressici.

Il mondo della moda è spesso sotto accusa in quanto propone, nonostante i crescenti casi di anoressia, modelle dall’aspetto diafano e corpi sottilissimi. Alcune modelle e modelli famosi, per contrastare questa tendenza, hanno intrapreso una lotta contro l’anoressia.

Proprio perché molte delle donne colpite dai disturbi dell’alimentazione sono giovani ragazze/i che hanno iniziato una dieta per raggiungere l’ideale fornito dalle modelle delle sfilate o delle copertine dei giornali, è stato stilato il manifesto nazionale di autoregolamentazione della moda italiana contro l’anoressia.

Tale manifesto presenta i seguenti punti:

  1. Impegno a rivalutare un modello di bellezza sano, solare, generoso e mediterraneo perché ciò possa essere una proposta estetica positiva per tutte le donne del mondo;

  2. Impegno a non far sfilare modelle con meno di 16 anni in quanto si ha il rischio che questo trasmetta messaggi sbagliati alle loro coetanee;

  3. Impegno a tutelare la salute delle modelle alle quali verrà controllato il loro indice di massa corporea e non verranno fatte sfilare le modelle che presentano un evidente DCA;

  4. Impegno nell’inserire nelle collezioni degli abiti anche le taglie 46 e 48 per cercare di elaborare un modello estetico più florido;

  5. Promuovere campagne di comunicazione che modifichino positivamente i modelli estetici ispiratori dei comportamenti sociali;

  6. Impegno nel far rispettare i principi sopra-elencati;


Ultime considerazioni


Anche se la forte pressione sociale dei social network non è di per sè un fattore sufficiente a causare un disturbo della condotta alimentare, alcuni aspetti comportamentali e ambientali possono rivelarsi come importanti concause. Per questo motivo è di fondamentale importanza prestare attenzione ai messaggi trasmessi dai social media e all’effetto che generano sulla percezione di noi stessi e del nostro corpo.




Dott.ssa Giulia Tenconi

Membro del Team di Unobravo

Psicologa cognitivo comportamentale

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