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Essere genitore di un adolescente: come comportarsi?

Al giorno d'oggi, parlare di periodo di "crisi" per riferirsi a ciò che un ragazzo vive durante l’adolescenza non basta. La crisi può coinvolgere anche i suoi genitori, che, spesso, non sono pronti o preparati emotivamente ad affrontare i cambiamenti del figlio adolescente, interpretandoli semplicemente come "capricci" o rifiuti di vario tipo.


Ciò può portare a una sempre maggiore difficoltà di comunicazione tra genitori e figli, con conseguenze negative per il benessere dell'intero nucleo familiare. Cerchiamo ora di rispondere ad alcune domande che un genitore, spesso, si pone quando si interfaccia con un figlio adolescente.



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Cosa vive l’adolescente?


Con l’adolescenza i ragazzi intraprendono un vero e proprio viaggio, in cui l'attenzione è, più che mai, spostata verso il gruppo dei pari. I coetanei rappresentano un elemento fondamentale per l'inserimento sociale e la crescita: l’adolescente ha bisogno, infatti, di oltrepassare i confini della propria famiglia per sperimentare nuovi spazi, decisamente differenti da quelli a lui noti.


Ciò che bisogna tenere a mente, però, è che se da un lato l’adolescente tende a porre distanza tra sé e la propria famiglia, allo stesso tempo ha un forte bisogno di sentire e vivere l’appartenenza a quella stessa famiglia. Così, quello di cui avrà bisogno sarà non soltanto il distacco dai precedenti legami, ma anche la rassicurante certezza di essere parte di una storia a lui conosciuta, che lo orienti senza, però, farlo sentire “intrappolato”!


Per un adolescente, tutto questo è fondamentale per raggiungere una propria autonomia ed una propria individualità: è l’insieme di questi elementi che gli permette una sana trasformazione verso l'età adulta.



Qual è il mio compito?


“La caratteristica più importante dell'essere genitori è fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato

J. Bowlby (1989)

Cosa significa tutto questo?


Il compito del genitore è quello di uscire, quanto più serenamente possibile, dal suo ruolo di “genitore di un bambino”, al fine di gestire al meglio questa nuova fase evolutiva, senza cadere nell'errore di vedere il figlio come un improvviso “straniero in casa”, senza preoccuparsi eccessivamente per il suo essere “tanto cambiato”.


Preoccuparsi, piuttosto che occuparsi, della fase adolescenziale del proprio figlio, non fa altro che trasformare una normale fase evolutiva in una vera e propria tragedia!


Ciò che prima di tutto serve, è conoscere il mondo in cui crescono oggi i ragazzi, decisamente differente da quello in cui sono cresciuti i loro genitori! Perciò, la prima cosa che un genitore deve evitare è il ricorrere unicamente alla propria esperienza di adolescente: per potersi, infatti, sintonizzare con il mondo emotivo del figlio, deve innanzitutto imparare a parlare la sua stessa lingua. In questo modo, l’adolescente potrà aprirsi ad un genitore che, in qualche modo, "conosce" e "capisce" il suo mondo, che ascolta davvero le paure e le tensioni tipiche della sua età.



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L’adolescente, infatti, va inevitabilmente incontro ad un cambiamento (cognitivo, emotivo, corporeo, sociale), che da un lato incuriosisce e dall’altro spaventa. Ciò di cui ha bisogno, quindi, è essere aiutato proprio a far venir fuori quel cambiamento tanto temuto: nel momento in cui sente, però, che quello stesso cambiamento spaventa per primi i suoi genitori, non gli resta altro che cercare rassicurazione altrove.


Per fare un semplice esempio, allarmarsi per il troppo tempo che il proprio figlio trascorre sui social network, e cercare in tutti i modi di vietarglielo, in realtà non fa altro che sortire l’effetto opposto: da un lato, quindi, spinge l’adolescente ancor di più verso quel mondo che gli permette la “trasgressione”, tipica dell’età, dall’altro lo porterà a chiudersi sempre di più, di fronte ad un genitore che avverte molto, troppo, distante da un modo che è a lui così vicino.


Al genitore non resta, quindi, che cercare di avvicinarsi con curiosità al mondo del figlio, al fine di educarlo ad una crescita consapevole.



Mio figlio smetterà di protestare?


La risposta è NO. Questo non è un modo per evitare le sue opposizioni: al contrario, la trasgressione, il violare le regole, il "no" che i ragazzi danno ripetutamente ai genitori è non solo inevitabile, ma soprattutto necessario al raggiungimento della loro autonomia.


Piuttosto, ciò su cui si vuole portare l’attenzione è che lo stesso atteggiamento provocatorio e di sfida, spesso, nasconde un grande desiderio di vicinanza e di rapporto; nasconde, a volte, anche una richiesta di contenimento, di un “no” da parte dei genitori. Ciò può sembrare paradossale, ma, in realtà, quel “no” che sembra tanto far arrabbiare un ragazzo adolescente, può rappresentare per lui, in quel momento, il confine e l’orientamento di cui ha bisogno.



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Per concludere…


Uno degli errori più grandi che si possa fare, quindi, è etichettare l’adolescenza solo come l’età dello svincolo: il sentirsi parte della propria famiglia, infatti, è direttamente proporzionale alla possibilità di andarne oltre!


L’adolescenza è, quindi, non solo un distacco dalla famiglia ma anche un suo ritrovamento.

Secondo Ryan e Lynch (1989) «l'individuazione non è qualcosa che avviene come presa di distanza dai genitori, ma piuttosto con loro».


Allo stesso tempo, la famiglia sarà chiamata a portare all’interno della propria casa, attraverso gli “occhi” del figlio adolescente, modi alternativi di guardare alla realtà esterna.


È chiaro, quindi, che nella fase adolescenziale, chi si ritrova a fare i conti con il cambiamento non è soltanto il ragazzo adolescente, ma la famiglia stessa, che si trova “costretta” a riorganizzarsi da un punto di vista sia strutturale che funzionale.






Dott.ssa Federica Gallo

Membro del Team di Unobravo

Psicoterapeuta ad orientamento sistemico-relazionale

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