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Felicità: cos’è e come misurarla


Molte delle persone che decidono di rivolgersi a uno psicologo lo fanno perché non si sentono abbastanza felici. Nel corso della storia numerosi filosofi, psicologi e studiosi in generale hanno sottolineato l’importanza che riveste la felicità; anche il Dalai Lama sostiene il valore di questa emozione, affermando persino che

il vero scopo della vita è la felicità”.

Ma cosa significa la parola felicità?


La definizione più completa di felicità sembra essere quella della dr.ssa Sonja Lyubomirsky, docente di psicologia all’Università della California, che la identifica come un’esperienza di gioia e benessere, combinata con la sensazione che la vita che stiamo vivendo sia piena e significativa.


Nonostante le condizioni di vita siano nettamente migliorate rispetto a quelle di non molto tempo fa, negli ultimi anni sono aumentati a dismisura anche i libri di auto aiuto, che riempiono gli scaffali delle librerie offrendo consigli su come migliorarci e vivere una vita più soddisfacente. Oltre a sembrare un paradosso, questo fenomeno dimostra quanto sia aumentato l’interesse verso la ricerca della felicità.



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Quanto sei felice?


Possiamo misurare il nostro livello di felicità? Secondo la dr.ssa Sonja Lyubomirsky, sembrerebbe proprio di si. La ricercatrice americana ha ideato un breve test per misurare il livello soggettivo di felicità.

Se sei curioso di sapere qual è il tuo punteggio, puoi approfondire qui.

Perché non riusciamo ad essere felici?


Spesso ci interroghiamo senza soluzione sui motivi per cui non riusciamo ad essere felici. Il paradosso della ricerca della felicità all'interno della società dello «star bene», trova le proprie radici in 4 falsi miti, legati all’idea che abbiamo di cosa sia la felicità e come raggiungerla:


1) La felicità è la normalità


Nella nostra cultura sembra essere diffusa la convinzione che l’uomo sia nato per essere felice e che quindi la felicità sia la normale condizione umana. Se pensiamo a come si è evoluta la mente umana ci rendiamo conto, tuttavia, che la normalità è un’altra.


L’obiettivo primario dell’uomo delle caverne era quello di sopravvivere: per farlo è diventato fondamentale imparare a prestare attenzione a tutto ciò che nell'ambiente poteva rappresentare un pericolo. La mente umana è diventata così sempre più abile ad individuare e ad attivarsi di fronte alle reali o presunte minacce alla propria vita.


Se per i nostri antenati le principali minacce erano animali feroci o gli agenti atmosferici, oggi i pericoli hanno assunto una natura diversa, sebbene non meno minacciosa. Alcuni esempi sono:

  • perdita del lavoro;

  • esclusione sociale;

  • rendersi ridicoli in pubblico.

La nostra mente si è evoluta per permetterci di sopravvivere, non per essere felici.



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2) Se non sei felice non sei normale


Se abbracciamo l'idea che la felicità sia la condizione umana normale, tutte le volte che non ci sentiamo felici pensiamo che ci sia qualcosa che non va in noi, che siamo sbagliati o non funzioniamo nel modo corretto. Quante volte abbiamo pensato di essere le uniche persone a non riuscire ad essere felici?


Guardando i contenuti di social network come Instagram e Facebook, le vite degli altri potrebbero sembrarci sempre più interessanti e soddisfacenti della nostra. Le statistiche in realtà affermano il contrario; secondo i dati della World Health Organization 264 milioni di persone al mondo soffrono di depressione e molte di loro potrebbero tentare il suicidio nel corso della vita.


3) Sarò felice "solo se"


Spesso pensiamo che la felicità sia condizionata al raggiungimento di obiettivi specifici, come una promozione, uno status sociale più alto, il guadagno di più soldi o l'acquisto di determinati capi d’abbigliamento o accessori.

La verità è che questo modo di pensare porta a sovrastimare l’impatto che questi eventi avranno sulla nostra vita: una volta ottenuto quello che desideriamo, nella maggior parte dei casi saremo soddisfatti solo per poco tempo. Non dovrà trascorrere molto, infatti, per passare dall’euforia alla ricerca di qualcos'altro che ci gratifichi. Questo fenomeno, conosciuto come adattamento edonistico, è caratterizzato da un effetto abitudine ai cambiamenti fisiologici e sensoriali.


4) Per essere felici dobbiamo pensare positivo


La maggioranza dei programmi di auto aiuto si basa sull’idea che più ci focalizziamo su pensieri positivi, più riusciamo ad aumentare la nostra sensazione di benessere.


Se questa tecnica funziona a breve termine, prima o poi, nonostante tutti gli sforzi per allontanarli, pensieri ed emozioni dolorose affioreranno nella nostra mente, generando un effetto paradosso che porterà ad aumentare la nostra sofferenza.

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Cosa significa essere felici


Essere felici è l’obiettivo di tutti, ma spesso abbiamo un’idea vaga di cosa la felicità rappresenti davvero per noi e di come raggiungerla.


Oltre ad abbandonare i falsi miti di cui abbiamo appena parlato, per essere felici dobbiamo iniziare a definire in maniera specifica quale significato attribuiamo a questa parola. In altre parole, iniziare a mettere a fuoco quali sono i valori che danno significato a quelle attività, esperienze e obiettivi in cui desideriamo impegnarci.






Dott.ssa Giuseppina Lauria

Membro del team di Unobravo

Psicologa cognitivo comportamentale

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