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Giornata Mondiale della lotta all’AIDS

Il primo dicembre è la Giornata Mondiale della lotta all’AIDS, una giornata celebrata in tutto il mondo per aumentare la sensibilità verso HIV e AIDS.


“L’epidemia di AIDS ha scoperchiato il marciume e rivelato tutta la vita che si contorceva sotto, poiché coinvolge, in una volta sola, i temi principali della nostra esistenza: sesso, morte, potere, denaro, amore, odio, malattia e panico. Nessun fenomeno americano è stato così sconvolgente dai tempi della guerra del Vietnam.”

Edmund White

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Da dove nasce la giornata mondiale della lotta all’AIDS?


L'idea di una Giornata mondiale contro l'AIDS è avvenuta nel 1988, ben 32 anni fa, durante il Summit mondiale dei Ministri della Sanità sui programmi per la prevenzione dell'AIDS. In seguito, questa importante iniziativa è stata adottata da governi, organizzazioni internazionali ed associazioni di tutto il mondo divenendo di fatto la prima giornata mondiale della salute che ha avuto e ha ancora oggi effetti globali.


L’obiettivo è sensibilizzare le persone su questa malattia e su tutto ciò che ne deriva per provare a diminuirne la diffusione o per raccogliere fondi.


Soprattutto ad oggi, con la diffusione del COVID-19 le persone immuno-depresse o portatrici del HIV sono molto a rischio ed è importantissimo conoscere di più ed oggi è la giornata giusta per farlo.



Differenza tra HIV e AIDS


AIDS ed HIV, sono termini spesso confusi ed usati come sinonimi ma non c’è nulla di più sbagliato.


HIV è una sigla che significa Virus dell’Immunodeficienza (H)umana ed è il nome del virus. Una persona potrebbe diventare sieropositiva, ovvero risultare positiva al virus dell’HIV, senza mai sviluppare sintomi. Questo avviene se si scopre presto l’esistenza del virus nel proprio organismo e si inizia una terapia.


Se il virus non viene curato e la persona si ammala, allora si potrà parlare di AIDS ovvero sindrome da immunodeficienza acquisita.



Come sapere se si ha l’HIV


In questa giornata mondiale della lotta all’AIDS è ancora più importante ricordare che conoscere il proprio stato sierologico permette di proteggere se stessi ed il/la proprio/a partner.

L’unico modo per sapere se si ha l’HIV è attraverso il test specifico che avviene, in base alla tipologia di test, analizzando la saliva o il sangue.


Alcune persone possono riscontrare lievissimi sintomi dopo che il virus è entrato nell’organismo quali febbre, gola infiammata, mal di gola o simili. Essendo questi normali sintomi che possono capitare per ogni influenza o raffreddore non si può capire da essi se si ha o meno contratto il virus. In base alla tipologia di test ci si può sottoporre ad un controllo già poche settimane dopo l’evento di una possibile esposizione.



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AIDS: dati epidemiologici


In riferimento agli aspetti epidemiologici in Italia, nel 2018, solo il 25% delle persone diagnosticate con AIDS ha eseguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi.


Nel tempo la proporzione delle persone con nuova diagnosi di AIDS che ignorava la propria sieropositività è aumentata, passando dal 48,2% nel 2000 al 74,6% nel 2018.


In che situazioni si può contrarre l’HIV?


Questa malattia infettiva causata dal virus HIV provoca in primis un abbassamento delle difese immunitarie del soggetto, ma non solo, è proprio nelle prime fasi dell’infezione che lo stesso virus prolifera. Quest’ultimo può essere trasmesso in qualsiasi fase di malattia si trovi l’individuo e sono tantissime le modalità attraverso cui può essere trasmesso, tra cui:

  • Utilizzo di aghi sporchi;

  • Assunzione di latte materno di una mamma sieropositiva;

  • Esposizione di una ferita a sangue HIV-positivo (incidenti durante le operazioni chirurgiche o simili);

  • Rapporti sessuali senza preservativo.

È bene ricordare che tutti i tipi di rapporti sessuali (orale, anale, vaginale) se fatti senza preservativo o dental dam sono da considerare potenzialmente a rischio, anche se la percentuale di possibili contagi varia molto in base a differenti variabili.


Non è possibile, invece, contrarre il virus dalla saliva e dai baci.



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Rapporti sessuali con chi ha l’HIV


La giornata mondiale della lotta all’AIDS ci ricorda, in primo luogo, che, a meno che (tramite specifici test) non conosciamo lo stato sierologico del nostro partner ogni persona è potenzialmente portatrice del virus dell’HIV senza, in alcuni casi, saperlo lei stessa.


Quindi, finché non si conosce lo stato sierologico del proprio partner, sia che si tratti di rapporti occasionali che di una lunga storia d’amore, è davvero molto rischioso avere qualunque tipo di rapporto sessuale senza preservativo.


Paradossalmente, infatti, è molto più difficile contrarre l’HIV avendo rapporti sessuali con una persona sieropositiva il cui virus non è rilevabile (grazie alla terapia retrovirale), piuttosto che con un partner stabile, che ha avuto un rapporto occasionale non protetto con una persona dalla condizione sierologica sconosciuta.


Nella giornata Mondiale della lotta all’AIDS è bene, infatti, ricordare le novità introdotte dagli studi più recenti che riguardano la cosiddetta U=U (undetectable = untransmittable)

Se una persona sieropositiva è in cura e ha raggiunto la “soppressione virologica”, il virus non è trasmissibile.


Questo tuttavia non deve incoraggiare assolutamente a smettere di usare il preservativo senza prima aver ricevuto indicazioni dal proprio medico curante.



Giornata Mondiale della lotta all’AIDS e Psicologia


Gli psicologi hanno da sempre lavorato accanto ai medici allo scopo di:

  1. contrastare gli stereotipi che comporta la sieropositività all’HIV (contrastando l’idea che solo determinate persone rischiano di avere l’AIDS (prostitute, omosessuali, drogati…);

  2. incentivare le persone a sottoporsi al test;

  3. aiutare le persone sieropositive a contrastare lo stigma, interno ed esterno, da cui vengono colpite quando apprendono di essere portatori del virus.

È bene che non vi sia un giudizio morale nei confronti delle persone sieropositive che spesso sono semplicemente persone che non hanno usato il preservativo anche se per amore.

Noi psicologi, quindi, ci occupiamo spesso del sostegno alle persone sieropositive ed alle coppie sierodiscordanti. L’obiettivo è dunque dimenticarsi di questa malattia mentre la si cura.

“L'unico momento in cui penso all'HIV è quando devo prendere le mie medicine due volte al giorno.”

MAGIC JOHNSON







Dott.ssa Roberta Autore

Membro del team di Unobravo

Psicologa cognitivo-comportamentale e sessuologa

https://www.unobravo.net/roberta-autore-psicologa-sessuologa