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Giornata Mondiale ed Europea contro la Pena di Morte

Che cos'è la pena di morte?


Dal 10 ottobre 2003 si celebra ogni anno la Giornata Mondiale contro la pena di morte, dal 2007 quella Europea.


La pena di morte, anche detta pena capitale, è una sanzione penale la cui esecuzione consiste nel togliere la vita al condannato. In alcuni ordinamenti giuridici è prevista per le sole colpe più gravi come l'omicidio e l'alto tradimento; in altri si applica anche ad altri crimini violenti, come la rapina o lo stupro, o legati al traffico di droga; in alcuni paesi infine è prevista per reati d'opinione come l'apostasia o per orientamenti e comportamenti sessuali come l'omosessualità o l'incesto.



La pena di morte in Italia


Tranne che per il regicidio, l'alto tradimento e delitti commessi in tempo di guerra, la pena di morte in Italia fu abolita la prima volta in Toscana nel 1786 e successivamente durante il Regno d'Italia, nel 1889, nel codice penale opera del ministro liberale Giuseppe Zanardelli. L'Italia fu dunque la prima Nazione, tra le più progredite, a espungere dal proprio diritto penale la sanzione della pena capitale.


Fu reintrodotta dal regime fascista con il codice Rocco nel 1930, poi abolita nel 1944 e ripristinata l'anno seguente; con l'avvento della Repubblica (1946) è stata espressamente vietata dalla costituzione del 1948, tranne per i casi previsti da leggi di guerra.


Solo nel 1994 venne abolita completamente anche nel codice penale militare di guerra e sostituita dalla pena massima prevista dall'ordinamento, ovvero l'ergastolo.


L'ultima esecuzione è avvenuta a Torino nel 1947; in essa vennero fucilati tre uomini colpevoli della strage di Villarbasse.

Nel 2007 è stata espunta dalla Costituzione anche con riferimento alle leggi militari di guerra per effetto della legge costituzionale 2 ottobre 2007, n. 1.


Le iniziative contro la pena di morte


“La pena di morte è un affronto alla dignità umana. Rappresenta un atto crudele, disumano e degradante, contrario al diritto alla vita. La pena di morte non ha alcun effetto deterrente accertato e rende irreversibile gli errori giudiziari”: in questi termini la dichiarazione del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea ha congiuntamente motivato la ferma opposizione alla pena capitale, sempre e comunque.


Eppure ancora si muore per mano dello Stato. Negli Usa per iniezione letale, sedia elettrica, camera a gas, impiccagione, fucilazione. Altri Paesi applicano la pena di morte con metodi di esecuzione ancora più terrificanti: bollitura, decapitazione, garrota, squartamento, lapidazione, rogo, impalamento, sepoltura.



Non si fermano quindi le iniziative dei soggetti impegnati nell’affermare i principi fondamentali della civiltà giuridica. Tra questi Amnesty International, che si oppone incondizionatamente alla pena di morte, ritenendola una punizione crudele, disumana e degradante ormai superata, abolita nella legge o nella pratica (de facto), da più della metà dei paesi nel mondo.


La pena di morte viola il diritto alla vita, è irrevocabile e può essere inflitta a innocenti. Non ha effetto deterrente e il suo uso sproporzionato contro poveri ed emarginati è sinonimo di discriminazione e repressione.

La pena di morte: i numeri


Oggi, più di due terzi dei paesi al mondo ha abolito la pena capitale per legge o nella pratica. Secondo i dati diffusi da Amnesty International, 142 Stati hanno abrogato esplicitamente la pena di morte o la escludono de facto dal proprio ordinamento giuridico: ma sono ancora 56 i Paesi che nel mondo prevedono l’esecuzione di condanne capitali. Tra questi anche democrazie consolidate, come gli Stati Uniti o il Giappone, mentre ogni anno diversi governi mettono in discussione il tema dell’abolizione.


Se periodicamente l’Assemblea generale delle Nazioni Unite propone l’introduzione di una moratoria, le resistenze sono ancora molto forti.

Nel 2019, sono state messe a morte almeno 657 persone in 20 paesi, una diminuzione del 5% rispetto al 2018 (almeno 690). Il dato rappresenta il numero più basso di esecuzioni registrato da Amnesty International nel corso degli ultimi dieci anni. La maggioranza delle sentenze capitali sono state eseguite nell’ordine in Cina, Iran, Arabia Saudita, Iraq e Egitto.


La Cina rimane il maggior esecutore al mondo, ma la reale entità dell’uso della pena di morte in questo paese è sconosciuta perché i dati sono classificati come segreto di stato; per questo motivo, il dato complessivo di almeno 657 esecuzioni, non tiene in considerazione le migliaia di sentenze capitali che si ritiene siano eseguite in Cina ogni anno.


Perchè no alla pena di morte?


Sono tanti i motivi per cui dire NO alla pena di morte, primo tra tutti il fatto che la pena di morte viola il diritto alla vita. In secondo luogo, la pena di morte nega qualsiasi possibilità di riabilitazione: qualunque sia il metodo scelto per uccidere il condannato, l’uso della pena di morte nega la possibilità di riabilitazione, di riconciliazione e respinge l’umanità della persona che ha commesso un crimine.


Questo rappresenta un fallimento da parte dello Stato che dovrebbe garantire l’educazione, l’istruzione e la riabilitazione dei propri cittadini. Non si nasce criminali, si nasce piuttosto con un corredo genetico che talora, in particolari situazioni, può predisporre a comportamenti antisociali e quindi favorire la commissione di reati. Un paese con grandi carenze educative, che rinforza modelli relazionali basati su assenza di regole, limiti e valori, determina importanti carenze nel processo di interiorizzazione di quel sistema normativo assente o distorto che favorisce la messa in atto di comportamenti devianti.


Il fallimento della nostra società lo possiamo toccare con mano nella fallace politica di prevenzione della devianza minorile. Sono i dati che lo confermano, non sono inferenze. Nonostante siamo a conoscenza dei meccanismi con cui si manifesta la devianza, siamo in grado di tracciare traiettorie evolutive e di individuare le zone più a rischio sul territorio, continuiamo a leccarci le ferite. Quando parliamo di politica di prevenzione della devianza, parliamo di rieducazione e di reinserimento. La sanzione è uno degli strumenti, non è lo strumento.


«Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio.» (Cesare Beccaria)




Dott.ssa Veronica Verlezza

Membro del Team di Unobravo

Psicologa e psicoterapeuta ad orientamento analitico relazionale

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