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Gli expat e la pandemia: chiusi in casa, lontani da casa


In Italia, così come all’estero, non tutti stiamo affrontando la pandemia da Covid-19 allo stesso modo. Durante il lockdown all’improvviso tutte le nostre abitudini e routine sono state stravolte. Non possiamo più uscire e abbracciare amici e parenti, si lavora spesso solo al computer. Niente palestra, niente scuola, niente serate, tutto si ferma.


Molti italiani espatriati per un lungo periodo sono stati lontani dalle famiglie e c’è chi ancora non si è ricongiunto ai propri cari da inizio anno. Nel nostro articolo “Lontananza dalla famiglia e Covid-19: la sfida degli Expat e non” abbiamo già dato qualche piccolo consiglio per affrontare la quarantena da soli e alleviare la nostalgia.



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“Rimango qui o torno in Italia?”: paure e angosce degli expat


Come sappiamo, sono tanti gli italiani che sono rientrati in patria. Una scelta da prendere velocemente, caratterizzata da paura e incertezza. Non è facile affrontare questa emergenza lontani da “casa”. Per casa intendiamo quella di origine, quella dove sono le nostre radici, dove ci sono i nostri ricordi d’infanzia, dov’è la famiglia e gli “amici di sempre”.


Le reazioni e le paure che attraversano gli italiani all’estero dai primi momenti drammatici della pandemia sono tante, tra queste:

  1. la preoccupazione per i propri cari in Italia;

  2. l’incertezza derivante da una gestione della pandemia che varia da Stato a Stato;

  3. il timore di perdere il lavoro.

La nostalgia è un sentimento con il quale spesso gli expat imparano a convivere durante la loro vita all’estero. In momenti delicati, come questo, tale sentimento si acutizza. Emerge ancor più la mancanza del conosciuto ed il bisogno di appigli sicuri, affidabili.


Il peso della distanza geografica


In questo periodo in cui viaggiare all'estero è molto difficile se non impossibile, molti expat fanno i conti con una distanza geografica che, se negli ultimi anni sembrava essersi accorciata grazie ai viaggi aerei più rapidi ed economici, ora si sente di nuovo in tutto il suo peso.


Chi pensava di trascorrere un periodo indefinito di tempo all’estero ma sapeva di poter far ritorno abbastanza frequentemente in Italia, ora sta facendo i conti con una situazione che assomiglia un po' di più a quella di chi emigrava negli anni '50, e non sapeva se e quando sarebbe tornato dalla propria famiglia.


La facilità di poter rientrare alla bisogna, anche se non spessissimo, faceva parte della leggerezza con cui si è partiti ma questo stallo può avere anche un aspetto molto positivo: essere costretti a rimanere per il momento nel Paese estero può obbligare gli expat a radicarsi di più, in un Paese che sicuramente può riservare anche delle belle sorprese.



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Lavorare all'estero durante la pandemia


La grande maggioranza degli italiani all’estero ha continuato a lavorare, chi in presenza, chi in modalità telelavoro o smart working. Pochi hanno usufruito di ammortizzatori sociali come la cassa integrazione o l’aspettativa retribuita.


Come anche in Italia, ovviamente i più colpiti sono stati i lavoratori del settore della ristorazione, a cui probabilmente appartiene quella fetta di expat che ha perso il lavoro. Tra questi rientrano molti degli “invisibili” arrivati negli anni più recenti e di solito non ancora iscritti all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (AIRE).


Questi ultimi, anche se non se ne sente parlare molto, sono una categoria molto ampia presente in grandi numeri ovunque, dall’Australia agli Stati Uniti, ma anche nei primi Paesi di immigrazione in Europa, come Germania e Regno Unito. Tra di essi, lavoratori in nero impiegati nei settori legati all’agroalimentare e alla ristorazione, spesso anche sprovvisti di assistenza sanitaria e di una residenza ufficiale.


Con la pandemia gli invisibili sono stati costretti a uscire allo scoperto, chiedendo sostegno alla famiglia oppure rientrando in Italia, accompagnati da un senso di fallimento e frustrazione difficile da raccontare.



Misure di prevenzione: una doppia regolamentazione


Con l'arrivo del coronavirus ogni nazione ha messo in atto misure diverse di contrasto alla pandemia. Gli expat sono posti dinanzi a due sistemi di “regole” differenti: da una parte la linea di prevenzione del nostro governo italiano, dall’altra, la linea di quello del paese estero.


Questo, insieme alla poca conoscenza del sistema sanitario estero, può causare disorientamento e confusione. Tanti interrogativi emergono e possono acutizzare il senso di paura e incertezza generale. Per contrastare l’incertezza, si tende a raccogliere più informazioni possibili. Informarsi, capire la situazione e vedere quali strumenti sono messi a disposizione dal paese in cui ci troviamo per far fronte all’emergenza, permette di diminuire l’ansia anticipatoria.


Leggere ogni sorta di notizia che ci arriva all’attenzione, invece, ha solo l’effetto contrario di aumentare l’ansia. Questo è proprio quello che è successo a tanti italiani all’estero, che per la maggior parte hanno vissuto in anticipo la tragedia e i provvedimenti restrittivi ascoltando i racconti di amici e famiglia.


Un consiglio è quello di condividere quello che stiamo provando: paure, rabbia, timori, pensieri ecc. La condivisione dei propri vissuti emozionali aiuta ad abbassare il livello di attivazione emotiva e, di conseguenza, a reagire in modo più lucido e sereno a questo momento difficile.





Dott.ssa Veronica Verlezza

Membro del Team di Unobravo

Psicoterapeuta ad orientam. psicoanaltico relazionale

https://www.unobravo.net/veronica-verlezza-psicologa





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