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I bisogni del bambino: dalla pappa… alle coccole!

Spesso sentiamo parlare dei bisogni delle persone, siano esse adulti, bambini, anziani o giovani. Siamo tutti d’accordo nell’identificare, tra i bisogni primari, quello di mangiare, bere, dormire, evitare il dolore… Insomma, comportamenti che, se non messi in atto, provocano il serio rischio di non sopravvivere. Da un punto di vista scientifico, è - ahinoi - troppo facile dimostrare la verità di questa affermazione.


È meno scontato, invece, inserire tra i bisogni primari dell’individuo anche il calore emotivo, particolarmente importante soprattutto per i bambini. Pensiamo alle coccole, gli abbracci, i baci. Certo, intuitivamente i genitori lo sanno: “non basta la pappa, ma anche le coccole servono”; personalmente ciascuno di noi può riconoscere questa verità – ma come dimostrarla col metodo scientifico? Proviamo a capirlo.



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Quali sono i bisogni primari?


Harry Harlow è stato uno psicologo e ricercatore statunitense, molto noto nell’ambiente scientifico per i suoi esperimenti con le scimmie Rhesus. Egli realizzò degli studi per indagare i bisogni primari dei giovani mammiferi.


Sviluppò un progetto in cui, in gabbie costruite appositamente, i piccoli delle scimmie – separati dai genitori dopo pochi giorni di vita – avevano a disposizione due surrogati materni diversi tra loro. Potevano scegliere tra una madre finta, costruita con del fil di ferro ma che aveva un biberon per nutrirli e una seconda madre finta, identica alla prima, ma sprovvista di biberon e ricoperta da una morbida coperta.


Le osservazioni di Harlow mostrarono che i piccoli di scimmia si rivolgevano al surrogato materno con i biberon solo per il tempo necessario a sfamarsi. In tutte le altre situazioni, e in particolare in quelle che elicitavano una reazione di paura (ad esempio, quando i ricercatori introducevano all’interno delle gabbie qualcosa che risultava spaventoso per i cuccioli, come un robot pieno di luci e molto rumoroso), i piccoli ricercavano sempre la madre “calda” e accogliente. Sceglievano questo tipo di surrogato come punto di riferimento, quindi, a prescindere dal beneficio costituito dal cibo.


Queste ricerche hanno permesso di individuare tra i bisogni primari dei piccoli mammiferi, anche quello di protezione e calore affettivo. Ancora più importante, da questi dati possiamo dire che il sentirsi al sicuro e protetti non è dipendente dall’essere sfamati. Studi successivi, a cura di altri ricercatori, confermano questo dato empirico e intuitivo: ai piccoli dell’uomo non basta la pappa, ma servono anche le coccole!



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Alla base del benessere psicologico: calore affettivo e senso di protezione


Le coccole, la vicinanza fisica e in generale l’attenzione che rivolgiamo ai nostri piccoli (sguardi, presenza, interazioni) contribuiscono alla formazione di un legame di attaccamento: evolutivamente, questo legame rappresenta un grande vantaggio in termini di sopravvivenza. Anche al di là della mera sopravvivenza, tutta la comunità scientifica è concorde nell’affermare che un buon legame di attaccamento tra genitori e figli è un importante precursore della salute mentale, dell’adattamento e del benessere. Non solo, buone relazioni di attaccamento favoriscono:

  • una sana autostima

  • una buona regolazione dell’emotività

  • relazioni interpersonali equilibrate


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Questo, secondo autori come John Bowlby, avviene perché le ripetute esperienze di attaccamento vanno a formare dei modelli operativi interni (MOI) nella nostra mente, ossia delle rappresentazioni mentali di noi stessi e delle nostre relazioni affettive e sociali.

Per comprendere i nostri modelli operativi interni, chiediamoci:

  • come ci vediamo all’interno della relazione?

  • cosa ci aspettiamo dagli altri?

  • siamo degni di essere amati?


Questi modelli influenzano il modo in cui interpretiamo le informazioni che provengono dal mondo esterno e di conseguenza il nostro comportamento. Tanto più le nostre relazioni di attaccamento primario sono positive, tanto più flessibili e funzionali saranno i nostri modelli operativi interni, permettendoci di vivere relazioni sane, soddisfacenti e ricche.

Insomma, un buon legame primario rappresenta una grande risorsa, dalla quale possiamo attingere sicurezza anche in momenti successivi alla nostra infanzia.




Dott. Luigi Alessandro Russolillo

Membro del Team di Unobravo

Psicologo ad orientamento psicodinamico

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