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Il conflitto del paziente ossessivo: “Devo essere Buono o posso essere Cattivo?”


Il Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è un disagio emotivo che colpisce per lo più i giovani, che descrivono i sintomi come eventi di natura non controllabile, che entrano nella loro quotidianità in modo intrusivo, fastidioso e spiacevole.


È ovvio che tutti abbiamo delle piccole e grandi ossessioni, ma esse diventano particolarmente invalidanti quando:

  • inficiano gravemente la nostra quotidianità;

  • ci tolgono un tempo eccessivo per praticarle;

  • prendono troppo spazio nella nostra mente;

  • minano il nostro funzionamento sociale, relazionale e psicologico.

Nelle persone con DOC è frequente osservare un conflitto fra obbedienza e sfida. É come se la persona chiedesse continuamente a se stessa: "Devo essere buono o posso essere cattivo? "

Questo fa sì che si trovi ad oscillare continuamente tra paura e rabbia: la paura di essere preso dalla sua cattiveria e punito per essa si unisce alla rabbia per dover rinunciare ai suoi desideri e sottomettersi all’autorità.



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Cos’è il Disturbo ossessivo-compulsivo?

Si definisce DOC un disturbo emotivo caratterizzato dalla presenza di ossessioni e compulsioni che interferiscono con la vita quotidiana, creando un disagio significativo. In alcuni casi le ossessioni possono essere presenti in assenza di compulsioni.

Cosa sono le ossessioni?


Le ossessioni sono pensieri, impulsi o immagini mentali che vengono percepite come sgradevoli o intrusive dalla persona, che si sente così costretta a mettere in atto delle compulsioni, ovvero comportamenti ripetitivi o azioni mentali che permettono di alleviare momentaneamente il disagio provocato dalle ossessioni.

Le ossessioni possono assumere tre forme:

  1. Pensieri (“Ci sono dei germi sulle mie mani”);

  2. Immagini (Immagini blasfeme a sfondo religioso);

  3. Impulsi (Impulso di agire dei comportamenti sconvenienti in pubblico).

Ecco le principali tipologie di ossessione:

  • Dubbi: "Non ho chiuso la porta e potrebbe entrare un ladro";

  • Immagini (persone care gravemente ferite o morte);

  • Impulsi (spingere una persona anziana a terra);

  • Paure: " Potrei accoltellare mia moglie nel sonno"

  • Ossessioni miste (La parola "morte" o "cancro")

Il contenuto delle ossessioni può variare da persona a persona; quando l’ossessione si manifesta, in modo sempre improvviso e frequente, cattura l’attenzione ed è molto difficile pensare ad altro.

Anche se si riesce a distrarsi dall’ossessione, il sollievo è solo momentaneo. Queste idee fisse sono sempre accompagnate da un tentativo del paziente di resistere, ignorandole, tentando di scacciarle dalla sua mente o neutralizzarle con altre idee o azioni. Il loro contenuto spesso è molto lontano dai valori, le convinzioni morali o la personalità del paziente.


Cosa sono le compulsioni?


Le compulsioni, sono, come dicevamo, i rituali che la persona mette in atto in risposta a un’ossessione; hanno la funzione di “toglierle dalla mente” e di prevenire un qualche evento temuto. Le compulsioni, purtroppo, non eliminano le ossessioni, che possono aumentare o ripresentarsi nel tempo. Esse possono diventare molto debilitanti, in quanto impegnano il soggetto per molto tempo e costituiscono dunque un problema.


La persona con Disturbo ossessivo-compulsivo può iniziare a evitare tutte le situazioni associabili alle ossessioni e limitare notevolmente la propria vita sociale o lavorativa.


Esempi di comportamenti e azioni mentali compulsive:

  • Lavarsi le mani;

  • Riordinare;

  • Controllare;

  • Contare;

  • Pregare;

  • Ripetere formule.



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I 7 errori di pensiero nel DOC


Ecco i 7 principali errori di pensiero riscontrabili in una persona che soffre di Disturbo ossessivo-compulsivo:

  1. Il pensiero porta all’azione: “Se penso una cosa, spogliarmi in pubblico ad esempio, la farò veramente?”;

  2. Il pensiero e l’azione si fondono: “Se penso ad un evento negativo come un incidente di una persona cara, accadrà realmente”;

  3. Devo controllare tutti i pensieri indesiderati per evitare che accadano cose negative (Se non controllo tutto, impazzisco);

  4. Sono personalmente responsabile nel controllare gli eventi e impedire un loro esito negativo.

  5. Sovrastima della minaccia (“Se stringo una mano ad un estraneo, contrarrò una malattia letale”);

  6. Il pensiero ha un’enorme importanza (“Se ho pensieri contro Dio significa che sono molto cattivo”);

  7. Intolleranza di ogni incertezza ("Nella mia casa non deve esserci nessun rischio di contaminazione").



Disturbo ossessivo-compulsivo: il ruolo della famiglia di origine


Spesso troviamo questi pazienti circondati da famiglie incapaci di tollerare l’espressione diretta dell’ostilità, in se stessi e nei figli. Un'educazione trasmessa approvando o disapprovando dei comportamenti genera vissuti di vergogna, legati al pensiero di “non essere appropriati” se non si aderisce a precise aspettative genitoriali.


Le relazioni familiari diventano non funzionali, caratterizzate da un clima emotivo rigido e spesso ambivalente; spesso la comunicazione familiare non è chiara, ma carica di significati ed intenzioni nascoste.


Di frequente appare l’immagine di un genitore orientato al criticismo, ostile e rifiutante. Il genitore spesso evita una vera e propria riconciliazione dopo un conflitto, quasi come se stesse attivando “una ricerca del colpevole”, che alimenta nel futuro DOC l’intolleranza verso il senso di colpa.



Il DOC: la terapia


Il soggetto con DOC è un paziente con il quale lavorare con una certa sensibilità e con grande responsabilità.


Un primo fondamentale passo è valutare l’entità dei sintomi e definire, qualora necessario, l'affiancamento alla psicoterapia di un supporto farmacologico (quest’ultimo, di pura competenza psichiatrica).


È utile indagare anche i probabili eventi stressanti che hanno rappresentato una base di appoggio per il sintomo ossessivo. Spesso una crisi matrimoniale, un lutto, un trasloco ma anche una gravidanza, possono ricondurre ad un esordio di una sintomatologia ossessiva.


La terapia sistemico famigliare lavora sul significato del sintomo ossessivo, prendendo in considerazione l'intero sistema famiglia, in modo da tenere conto dei vissuti, degli stili relazionali e dei legami di attaccamento con le figure genitoriali.






Giovanna Loffredo

Membro del team diUnobravo

Psicoterapeuta sistemico-relazionale

https://www.unobravo.net/giovanna-loffredo-psicoterapeuta