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“Il giorno in cui ho imparato a volermi bene”: tra narcisismo e genitorialità


Maryse e Charlot, madre e figlio. Maryse è una neuropediatra, talentuosa ed eccellente nel suo lavoro, con l’idea fissa di essere sempre la numero uno. Charlot, il piccolo genio, eredita ciò che la madre ha progressivamente perduto: curiosità, emotività, profondità di spirito, desiderio di relazioni vere.

“Il mio mestiere non era più quello che avevo scelto per ottenere riconoscimento e ammirazione, era un ponte costruito per avvicinarmi ai malati e aiutarli nel modo migliore possibile”

Un figlio senza padre, che con le sue domande (una su tutte: che cos’è l’ego?) fa da maestro alla madre e le ricorda che esistono degli obiettivi vitali molto più significativi dell’essere visti e ammirati dagli altri. Charlot è il vero protagonista del romanzo, colui che davvero affronta le sfide difficili della vita, l’occhio poetico dal quale il lettore intravede il cambiamento delle persone che gli stanno intorno, in contrasto con il punto di vista materno dal quale il libro è scritto.



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Il libro di Marquis, “Il giorno in cui ho imparato a volermi bene", obbliga il lettore nella scomoda posizione di identificarsi con molti dei personaggi presenti nella trama, poiché ciascuno di questi è portatore di una verità fondamentale specifica dell’essere umano.

In altre parole, i personaggi diventano messaggeri di alcune tematiche psicologiche con le quali tutti noi, ad un certo punto della vita, siamo chiamati a dialogare, tra cui:

  • Genitorialità

  • Narcisismo

  • Relazioni tra pari

  • Emotività e sincerità

  • Cambiamento

  • Lutto


Prendiamo il tema centrale, di cui è portatrice Maryse du Bonheur: il narcisismo, ossia l’essere centrati su se stessi, sul proprio successo, in modo esclusivo. Quante volte ciascuno di noi è stato chiamato a primeggiare sugli altri? Quante volte abbiamo sentito la nostra voce interna mentre ci suggerisce che io, proprio io, sono il migliore e merito ciò che ho?


Leggendo di Maryse siamo costretti a parlare con questa nostra parte, a scenderci a patti senza sopprimerla o mortificarla. E, perché no, accettare alla fine che, benché siamo al centro della nostra esistenza, la danza dei pianeti è sempre reciproca – e affascinante proprio per questo.



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Chi ci aiuterà in questo processo sarà proprio Charlot–Charles, che assieme a Marie-Lou, scoprirà cosa e come combattere l’Ego. Charlot è candido, innocente, privo degli occhiali fumé della società e dell’individualismo: dimostrerà con coraggio agli adulti che l’essenziale è vivere ciascun istante del presente, riscoprendo la tenerezza che conduce all’altro, spogliandosi del proprio ego e di tutte le maschere che ci impone.


Anche altri personaggi aiuteranno la dottoressa du Bonheur a riappropriarsi della sua esistenza. Vediamone due: Alexandrine e Georges. La prima è la madrina di Charlot e amica di Maryse: cresciuta in campagna, tra vacche e capre, fin da ragazzina nutre una grande passione per l’ostetricia.


Una passione che come una vocazione, tanto da farle tralasciare anche il legarsi sentimentalmente a qualcuno. Ma Alex è diversa da Maryse, è emotiva e presente a se stessa: insegue i suoi sogni senza paura. E questa sua competenza emotiva le permette di stabilire un sincero legame con Charlot, a differenza della madre.


E Georges, infine, medico con la missione di “ridare voce a tutti i bambini”: autore di alcuni capitoli del libro dà al lettore (e a Maryse) la sintesi tra professione e umanità. Anche grazie a lui Maryse scoprirà la bellezza della genitorialità, al netto delle sue inevitabili complicazioni.




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Dott. Luigi Alessandro Russolillo

Membro del Team di Unobravo

Psicologo Psicodinamico

https://www.unobravo.net/team/dott-luigi-alessandro-russolillo

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