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Il potere dei nostri pensieri: la profezia che si autoavvera

La profezia che si autoavvera e il potere dei nostri pensieri


Quanti di voi hanno sentito parlare della profezia che si autoavvera?

Forse qualcuno non ha mai sentito prima d'ora questa espressione, ma sicuramente l'avrà sperimentata senza saperlo.


La profezia che si autoavvera (o "autoadiempie") è una previsione che si presenta quando una persona comincia a pensare in modo convincente che qualcosa si verificherà, modificando così il comportamento stesso, affinché si verifichi davvero.


Immaginiamo di dover affrontare un colloquio di lavoro: siamo un po' nervosi e continuiamo a ripetere a noi stessi che il colloquio andrà male, perché magari non riusciremo ad esprimerci al meglio, così durante il colloquio accade proprio tutto quello che abbiamo pensato fino a quel momento e dunque non abbiamo esito positivo. O ancora, pensiamo a qualcuno che non si sente mai capace nel fare qualcosa perché gli viene ripetuto continuamente di non essere all'altezza: finirà molto probabilmente con il convincersi che davvero non è in grado di fare una determinata cosa!




Perché si verifica: le aspettative


"Quando ci aspettiamo alcuni comportamenti dagli altri, siamo più propensi ad agire in modo da rendere quei comportamenti più probabili" (Rosenthal)


Ci sono dei meccanismi che si instaurano non perché questi pensieri siano realmente fondati, ma perché gioca un ruolo fondamentale l'aspettativa. Le aspettative che abbiamo nei riguardi di un'altra persona, fanno sì che la persona stessa agisca in modo tale da poter confermare le nostre aspettative.


Le aspettative sono alla base delle nostre azioni e possono essere diverse per ognuno di noi. E' inevitabile avere delle aspettative riguardo qualcosa o qualcuno, tutti noi abbiamo delle aspettative: ci aspettiamo la messa in atto di alcuni comportamenti da parte delle altre persone. Le nostre aspettative, di conseguenza, influenzano il modo in cui gli altri si comportano con noi e non sono solo rivolte agli altri, ma anche a noi stessi ad esempio, quando ci poniamo degli obiettivi o desideriamo raggiungere determinati risultati. La profezia che si autoavvera ha, quindi, delle componenti fondamentali: una convinzione o una credenza, l'aspettativa collegata a questa credenza e infine un comportamento che la confermi. Più in generale, questa profezia, che è una delle più affascinanti dello scenario psicologico, potrebbe essere tradotta negli episodi della nostra quotidianità con la classica espressione: "Lo sapevo che sarebbe andata così!"



L'Effetto Rosenthal o effetto Pigmalione


La profezia che si autoavvera viene anche denominata effetto Pigmalione, in quanto prende il nome dal mito greco: Pigmalione era uno scultore che s'innamorò della statua da lui creata, pregò così tanto la dea Afrodite, affinchè rendesse umana la scultura per poterla sposare, che alla fine delle sue preghiere la dea acconsentì.


Robert K. Merton, sociologo americano, fu il primo a parlare di profezia che si autoavvera, sostenendo che: "Una supposizione che per il solo fatto di essere pronunciata, fa realizzare l'avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità"(Merton, 1967).


Successivamente, lo psicologo R. Rosenthal, nel 1965, si dedicò allo studio più approfondito della profezia che si autoavvera, attraverso una ricerca sperimentale. Il ricercatore indagò l'effetto dell'aspettativa degli insegnanti sul rendimento scolastico degli allievi della Oak School, una scuola elementare della California.



Vennero comunicati agli insegnanti i nomi degli alunni che avevano ottenuto un punteggio elevato del Quoziente Intellettivo (Q.I.) ad un test d'intelligenza: in realtà il test non era mai stato somministrato e i nomi dei bambini furono scelti in modo casuale. Dopo un anno, somministrarono lo stesso test sul Q.I. ai bambini indicati come più dotati, ed ottennero punteggi superiori rispetto agli altri, quindi i bambini ritenuti più capaci, avevano un rendimento più alto.


Ovviamente tra i bambini non c'era nessuna differenza d'intelligenza, ciò che cambiava era l'aspettativa che i professori avevano nei confronti di quegli allievi: le aspettative degli insegnanti hanno influenzato le prestazioni degli allievi, questo perché se l'insegnante ritiene che uno studente sia capace influenzerà positivamente il suo atteggiamento verso lo studio!


L'effetto PLACEBO


Prima di parlare dell'effetto Placebo, ripetiamo quindi che abbiamo visto come le nostre convinzioni influenzano fortemente i risultati che otteniamo. Lo studio di questa profezia è stato oggetto di ricerca non solo in psicologia, ma in diversi ambiti come quello economico, sociale e anche in campo medico. Un esempio più noto ed interessante è l'effetto placebo. Questo effetto si verifica quando viene somministrata ad un soggetto, una sostanza priva di principi attivi curativi e la reazione del soggetto è quella di sentirsi meglio dopo aver assunto questa stessa sostanza. In pratica, la sola convinzione di assumere una sostanza curativa, fa si che la persona si senta meglio. Anche in questo caso vediamo che la reazione della persona è determinata dalle aspettative e dall'atteggiamento positivo nei confronti della sostanza assunta.




Il circolo vizioso


Alla base della profezia che si autoavvera c'è un meccanismo mentale che sfocia in un vero e proprio circolo vizioso. Succede che tutto ciò che si pensa di noi stessi influenza i nostri comportamenti e di conseguenza i comportamenti degli altri nei nostri confronti. Questo può generare eccessiva preoccupazione, sia riguardo gli eventi di vita quotidiana, sia nei processi di presa di decisioni, in quanto sono influenzati anche dalle emozioni che entrano in gioco.


Ognuno di noi valuta il modo di agire e pensare in base a degli schemi mentali che si formano dalle esperienze del passato e che permettono di interpretare il mondo circostante. Gli schemi sono costituiti da un sistema di convinzioni e credenze, che tendono a ripetersi in tutte le situazioni: nella percezione di noi stessi e degli altri, nelle relazioni sociali, nella vita lavorativa e così via. Quindi la nostra mente, al posto di aprire nuove strade e nuovi modi di interpretare la realtà circostante, tende ad elaborare attraverso questi schemi già preesitenti e quindi ad utilizzare sempre gli stessi. Le nostre credenze posso essere negative, ad esempio quando mettiamo in atto pensieri come: "Non ce la farò mai!" oppure pensare di non essere capaci nel fare qualcosa oppure, di non farcela in determinate situazioni perché non tutto andrà nel verso giusto. Altre credenze possono essere positive, come ad esempio, pensare che ce la possiamo fare nel portare al termine un progetto, o che tutto andrà bene, o che siamo capaci a svolgere un compito. In questo modo, quindi osserviamo come la profezia vale sia per le credenze negative, ma fortunatamente anche per quelle positive!

Rivalutare i pensieri


Mettere in atto modalità di pensiero che alimentano le nostre preoccupazioni non sarà sicuramente il modo migliore per affrontare le proprie paure! Nella nostra natura, è normale attribuire un significato a quanto succede e quindi dare un'interpretazione. L'interpretazione che diamo, determina l'atteggiamento mentale con il quale affronteremo una situazione. E' bene quindi riconoscere quelle che sono le nostre convinzioni e credenze meno positive e rivalutarle per far sì che non ostacolino la soddisfazione dei nostri obiettivi: quelli di benessere, quelli personali e relazionali, includendo il nostro modo di interpretare noi stessi e gli altri. Allo stesso tempo dare maggiore importanza invece, a quelle che sono le nostre credenze positive, sarà utile per orientare i nostri pensieri e i nostri comportamenti nella direzione giusta per perseguire i nostri scopi. Dal momento che il nostro cervello preferisce il linguaggio positivo a quello negativo, sarà più efficace pensare a quello che si vuole ottenere e non a quello che non vorremmo che accada.



Essere più flessibili, inoltre sarà d'aiuto per non perdere di vista il fatto che abbiamo diverse possibilità per la valutazione delle situazioni. Diamoci l'opportunità di poter scegliere tra tanti scenari possibili, ampliando e mettendo in discussione i nostri punti di vista!


La profezia che si autoavvera ci insegna anche l'importanza del beneficio del dubbio, riflettere su questo è già un buon inizio per modificare le nostre abitudini mentali!


"Tu sei oggi dove ti hanno portato i tuoi pensieri e sarai domani dove essi ti porteranno" (James Lane Allen)



Dott.ssa Francesca Di Lorenzo

Membro del team di Unobravo

Psicologa cognitivo-comportamentale

https://www.unobravo.net/francesca-di-lorenzo-psicologa