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Il tempo del lutto


Il lutto è uno stato psicologico che si manifesta in seguito alla perdita di qualcosa di significativo.

Generalmente ci riferiamo al lutto quando la perdita riguarda la morte di una persona importante per le nostre vite e di certo questa si configura come l’esperienza luttuosa più difficile da superare; tuttavia la perdita può riguardare qualsiasi aspetto della vita che sia ritenuto irreversibile( perdita di un lavoro, la fine di una relazione, l’interruzione di un progetto).


Quello del lutto è un tema che ci accomuna e riguarda tutti indistintamente. Nonostante questo, in quei momenti spesso ci si sente soli, diversi e ci si chiede: “ma perché è successo proprio a me?”.


Lascia che il tuo lutto si prenda tutto il tempo necessario. Non c'è una norma che preveda quanto tempo deve durare.

Anselm Grün, scrittore tedesco



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Emozioni nel lutto


Il lutto è un’esperienza emotiva soggettiva e ogni persona la vive con intensità e tempi diversi.

Le emozioni che si possono provare sono:

  1. tristezza legata alla mancanza che si sente per quella persona;

  2. rabbia e senso di ingiustizia;

  3. senso di colpa legato al pensiero di non aver fatto il possibile per aiutare la persona a rimanere in vita;

  4. paura e ansia legate alla morte, ma anche legate al pensiero di non poter vivere senza quella persona;

  5. solitudine e senso di vuoto legato all’assenza;

  6. shock e stordimento, soprattutto nei casi di morte improvvisa.


Questi sentimenti possono provocare uno stravolgimento nella vita quotidiana, portando alla manifestazione di una serie di disturbi, che in una prima fase risultano fisiologici:

  • disturbi del sonno;

  • disturbi somatici;

  • disturbi dell’appetito;

  • iperattività o ipoattività;

  • isolamento;

  • distraibilità e difficoltà a mantenere la concentrazione;

  • difficoltà a portare a termine le normali attività quotidiane;


I riti del lutto


Fin dall’antichità, le persone hanno creato riti e rituali necessari all’elaborazione del lutto. Il funerale, il recarsi al cimitero a portare un fiore permettono di entrare in contatto con la perdita della persona, permettono anche la possibilità di ricevere consolazione di amici e parenti e di poter condividere in un luogo e in uno spazio l’emotività generata dall’evento.


Non partecipare ai riti potrebbe ostacolare la fluidità dell’elaborazione. Nonostante questo, qualora non ci fosse la possibilità fisica ed emotiva a prendervi parte, è possibile dare forma a delle altre ritualità più personali.


Elaborare non significa smettere di soffrire, smettere di sentire la mancanza, ma significare dare una nuova forma alla propria vita senza quella persona, una nuova forma a quella relazione che se anche si è interrotta nella vita, può continuare attraverso i ricordi e attraverso una nuova collocazione di quella persona.



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Le 5 fasi del lutto


La psichiatra Elisabeth Kubler Ross nel suo libro “La morte e il morire” (1970) ha descritto 5 fasi successive alla perdita:


1) Negazione: il soggetto è come se rifiutasse di percepire la realtà della perdita, tutto sembra perdere senso. Si possono provare paura della solitudine e la ricerca del conforto.


2) Rabbia: è la fase in cui le emozioni vengono provate in modo molto forte (frustrazione, paura, insicurezza). È l’emozione necessaria al processo di elaborazione, non va soppressa, ha bisogno di essere riconosciuta e legittimata.


3) Patteggiamento: rappresenta la prima presa di coscienza della perdita, primi segnali di progettualità.


4) Depressione: atteggiamento di chiusura dovuta alla presa di coscienza che la perdita è irreversibile, sperimentando anche un senso di impotenza. Questa fase contiene in sé il necessario per la guarigione.


5) Accettazione: consapevolezza dell’assenza accompagnata da ristrutturazione di se stesso e ricomparsa della progettualità, della una visione sul futuro, accogliendo e integrando il ricordo della persona defunta.



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Attraversare tutte le fasi del lutto conduce alla ripianificazione della propria esistenza, alla riorganizzazione dei ruoli e della propria vita tendo presente l’assenza.


L'ordine delle fasi non è statico, così come non è definita una durata “standard” per ognuna di esse; i fattori che ne determinano durata e intensità sono personali, familiari, fattori legati al contesto e alla modalità con cui è avvenuta morte, ma anche a fattori socio-culturali.


È quando il processo di elaborazione si arresta o si incista in una delle fasi, che possiamo trovarci di fronte ad un lutto complicato. Le emozioni intense tipiche del primo periodo, se non si attenuano possono avere ripercussioni sulla ripresa della vita e sul funzionamento dell’individuo, costringendolo ad adottare strategie cognitive, emotive e comportamentali disfunzionali.



Il lutto complicato


Il lutto e le sue manifestazioni emotive e comportamentali sono considerati fisiologici all’interno di un periodo che va dai 12 ai 18 mesi, se la sintomatologia dovesse prolungarsi di molto, ostacolando le quotidiane funzioni dell’individuo, si può parlare di lutto complicato.


Nel lutto complicato le emozioni risultano cristallizzate e bloccate all’interno della perdita, ostacolando la ripresa di una progettualità. Il lutto complicato si manifesta con rimugini circa la modalità del decesso e a cosa si sarebbe potuto fare per evitare succedesse.


Gli indicatori del lutto complicato secondo Parker e Weiss sono:

  • depressione e tristezza per più di 24 mesi;

  • stordimenti per più di 3 settimane;

  • negazione e senso di colpa maggiore di sei mesi;

  • bruschi cambiamenti del comportamento;

  • idealizzazione della persona morta nonostante la relazione in vita non fosse buona;

  • abuso sostanze, insonni, fobie;

  • idee suicidarie;

  • sindrome da stress post-traumatico.



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Psicoterapia del lutto


Chi vive un lutto non necessariamente deve rivolgersi ad uno psicologo. Soffrire, piangere, sentirsi mancare la terra sotto ai piedi sono esperienze fisiologiche, che hanno bisogno di un tempo per essere vissute.


Lo psicologo che si trovi a lavorare con un paziente che ha subito un lutto, nelle prime fasi svolgerà la funzione di contenitore del dolore. Non allevierà il dolore, non lo cancellerà. La relazione terapeutica può rappresentare lo spazio dove poter stare assieme dentro quelle emozioni.


In un secondo momento la psicoterapia può rivelarsi utile al fine di prevenire possibili complicanze e per sostenere il processo di accettazione.


Lavorare nel qui ed ora su lutto assume anche un valore di prevenzione rispetto alla possibile trasmissione trans-generazionale della sofferenza che può rendere difficili i processi relazionali ed evolutivi più in generale. La scomparsa di una persona genera una crisi dell’intero sistema familiare, tutti i membri dovranno riadattarsi per cercare un nuovo equilibrio.



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Affrontare il lutto: 4 consigli


  1. Datti tempo Tempo: quella perdita merita il tuo tempo, merita la tua attenzione e le tue emozioni.

  2. Dai spazio al dolore: non averne paura, lo stai provando perché quella relazione è stata e sarà per sempre importante. Riconoscerne la presenza, scrivere un diario, parlarne con qualcuno possono aiutare il processo di accettazione.

  3. Fai cose che ti rendano felici: come? ricorda chi eri prima di quella perdita, prenditi cura di te, perché la cura del corpo permette alla mente di stare meglio. Ricorda che la persona che non c’è più avrebbe desiderato vederci felice.

  4. Chiedi aiuto: se senti che la difficoltà è troppa e che le emozioni sono difficili da gestire, rivolgiti ad un professionista. Un percorso psicologico potrà aiutarti nella gestione emotiva utile a riprendere in mano la tua vita!






Dott.ssa Martina Chioccarello

Membro del team di Unobravo

Psicoterapeuta sistemico socio-costruzionista

https://www.unobravo.net/martina-chioccarello-psicoterapeuta

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