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L'avvincente ricerca del capro espiatorio per il Covid-19

Covid-19 e la ricerca del capro espiatorio: perché cercare il colpevole è controproducente?

L’espressione “capro espiatorio” indica, in senso figurato, l’oggetto, la persona o il gruppo di persone verso i quali viene indirizzata la colpa di un dato evento, il tutto in modo arbitrario e generalmente irrazionale. La particolarità del capro espiatorio è che molte volte il soggetto in questione non ha alcuna responsabilità.

In questi giorni stiamo assistendo ad una vera e propria “caccia al capro” legata allo scoppiare della pandemia da Covid-19: “Chi ha messo in circolo il virus?”, “E’ stato creato in laboratorio?”, “I potenti vogliono eliminare parte della popolazione mondiale?”. Queste ed altre sono le domande che la maggioranza delle persone si stanno ponendo per cercare di trovare la causa primaria del virus.

In questo articolo provo a spiegarvi quanto e perché questa operazione sia controproducente.

Nella storia il fenomeno del capro espiatorio ha avuto diverse motivazioni. Si pensi ad esempio all’Olocausto: il genocidio perpetrato dalla Germania nazista e dai suoi alleati nei confronti degli ebrei d’Europa, “colpevoli” del teutonico declino economico, sociale e politico. La ricerca del capro espiatorio si rivolge di solito ad una persona socialmente “debole” o un gruppo di minoranza. Tra i soggetti usati come capri espiatori nel corso della storia troviamo ad esempio le persone di colore, gli immigranti, le persone del sud e così via, in cui spesso il singolo diventa specchio dell’intero gruppo contro i quali avviene linciaggio generale, mediatico o fisico.

Ma perché cercare il colpevole non aiuta? Tre sono i motivi principali:

1. Cavalca l’ignoranza di gregge e le distorsioni di informazione;

2. Aumenta i sentimenti di odio della comunità verso le minoranze;

3. Comunque non risolve la crisi.


Il Coronavirus e le fake news


Il numero di fake news relative al Covid-19 è ad oggi esorbitante. Per ogni teoria che inizia a farsi strada tra la folla nascono altrettante 100 teorie fittizie a supporto. Il tutto scatena una sorta di “sindrome del detective” che ci fa sentire dei piccoli Sherlock Holmes alla ricerca della verità ultima.


La condivisione delle fake news sui social provoca disinformazione e mette in dubbio le poche notizie accertate che ci sono. Sfiducia e rabbia nei confronti delle istituzioni gettano le persone in un clima di incertezza e paura, causa di vere e proprie reazioni di panico.



Un esempio calzante ce lo fornisce Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, tra le pagine indimenticabili sulla peste e in quelle sulla carestia. Gli untori non esistevano, ma facevano comodo perché consentivano di non affrontare seriamente l’epidemia. I fornai non stavano nascondendo il pane, banalmente non avevano alcuna convenienza economica a produrlo sotto costo, come un editto del governatore spagnolo aveva provato a imporre. La ricerca e l’individuazione del capro espiatorio è un “business” in cui molti investono economicamente e politicamente da secoli.


Il cercare e trovare un capro espiatorio è una strategia molto conveniente e soprattutto “stress relief”: permette di scaricare la tensione e dà appagamento, spostando la responsabilità “sull’altro”, sulle sue debolezze e incapacità, ci autorizza a non accettare la realtà. Molti non sanno però che si tratta di un appagamento momentaneo.


La difficile consapevolezza da raggiungere è che nei fenomeni e negli eventi della società umana, non esiste quasi mai la causa unica, l’unico colpevole, la spiegazione definitiva, a maggior ragione se ti tratta di un agente patogeno. Continuare a domandarci a causa di chi o di cosa il virus si è diffuso non fa altro che disperdere le nostre energie in una caccia a ladro invisibile: non risolve la crisi, non elimina il problema ma alimenta solo sentimenti quali rabbia, rancore e disperazione nella loro versione disfunzionale.


Provate a defocalizzare la vostra attenzione sulle domande per focalizzarla su azioni generatrici di positività: cucinate, allenatevi, dipingete, fate qualcosa che non avete mai fatto, rifate qualcosa che non facevate da tempo, prendetevi cura di voi e dei vostri cari. Anche se non sappiamo quale sia la causa del Covid-19, sappiamo come fare per evitarne la diffusione: fare la nostra piccola parte è già un grande passo!



Dott.ssa Martina Truppo

Membro del team di Unobravo

Psicologa Sistemico-Relazionale e Consulente Sessuologa

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