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Mente e corpo: quale connessione?

La relazione tra la mente e il corpo è sempre stata oggetto di attenzione e studio per la psicologia. Già Freud nel lontano 1895 attribuiva un ruolo centrale alla corporeità nell’espressione di contenuti psichici, dopo aver osservato come alcune sue pazienti presentassero sintomi somatici associati a disagi psicologici.


Impotenza, sconforto e, talvolta, rassegnazione sono solo alcuni dei vissuti che si possono sperimentare nel sentirsi in balia di malesseri apparentemente incomprensibili e che, a vari livelli, compromettono la vita delle persone.

Attualmente la connessione tra mente e corpo e le patologie di origine psicosomatica sono al centro di un fervente dibattito, che coinvolge numerosi professionisti della salute impegnati a comprendere quei “fenomeni” che ne sono una chiara manifestazione.


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Sintomi fisici legati ai processi mentali


Quante volte è capitato di essere in preda a ripetute e dolorose cefalee, di penare per persistenti fastidi gastro-intestinali o per l’irritante sensazione di nodo in gola?! E quante volte l’incessante ricerca di una spiegazione medica della sintomatologia è risultata vana?!


Condizioni di questo tipo, anche piuttosto diffuse, ci mostrano che dimensione mentale e corporea sono intrinsecamente legate ed interagenti e ci segnalano che qualcosa nella nostra psiche non va: pensieri e preoccupazioni occupano la mente o qualcosa infastidisce a tal punto da non riuscire a “mandarlo giù”.


Il corpo prende la parola e ci comunica che dentro di noi sta avvenendo qualcosa che nuoce al benessere… sta avvenendo qualcosa a cui non abbiamo facile accesso. Dinamiche profonde e perlopiù inconsce si muovono dentro di noi e rivestono un ruolo centrale sul benessere psico-fisico della persona.


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Sintomi psicosomatici: quali cause?


Le alterazioni del corpo, soprattutto quando influiscono negativamente sull’armonia dell’individuo, rappresenterebbero contenuti psichici sentiti come angosciosi, intollerabili e indicibili se non attraverso espressioni somatiche.


La psiche comunica mediante il corpo tentando di allontanare vissuti penosi, generando modalità difensive finalizzate all'evitamento di una sofferenza interna sentita, probabilmente, come meno tollerabile di quella prodotta dal sintomo fisico.


Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista, a proposito della malattia psicosomatica scrive che

è il negativo di un positivo, essendo il positivo la tendenza verso l'integrazione intesa nei suoi vari significati, fra cui quello che io ho chiamato personalizzazione

Secondo Winnicott, quindi, il sintomo psicosomatico mostra una carenza, una difficoltà di integrazione tra mente e corpo.

Sebbene possa sembrare incongruente con ciò che vediamo, ossia un corporeo che dà voce a contenuti psichici, lo psicoanalista inglese individua uno scollegamento tra componente affettiva e corporea; dunque non è possibile dire di sentirsi preoccupati, invidiosi, arrabbiati, agitati, ma lo si può esprimere solo somaticamente.


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Ultime considerazioni


La complessità delle sindromi psico-fisiche appare evidente; nel trattamento di tali patologie è importante dare spazio e pensabilità a quei vissuti che acquistano espressione attraverso il corpo, inserendoli nella storia di vita personale e familiare dell’individuo.


Ecco perché, prendendo in prestito le parole di S. Freud

"Per sciogliere i sintomi è indispensabile risalire alla loro origine, rinnovare il conflitto dal quale sono scaturiti e, con l’aiuto di forze che al tempo non erano disponibili, indirizzarlo verso una diversa soluzione"



Dott.ssa Carmen Ricci

Membro del team di Unobravo

Psicologa ad orientamento psicoanalitico

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