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Mobbing: cause, conseguenze e possibili interventi

Che cos'è il mobbing?

Mobbing (dall’inglese to mob “assalire, molestare”; quindi “molestia, angheria) è un termine che in psicologia e nell’accezione comune indica una forma di abuso, ovvero un insieme di comportamenti aggressivi di natura fisica e/o verbale, esercitati da una persona o da un gruppo di persone nei confronti di uno o più soggetti.

Sebbene venga utilizzato soprattutto per riferirsi al mondo del lavoro, più in generale, il termine indica i comportamenti violenti che un gruppo (sociale, familiare, animale) rivolge a un suo membro; in riferimento al mondo del lavoro simili attività possono essere messe in atto da persone che hanno una certa autorità sulle altre, in tal caso si parla di bossing; in etologia, il termine identifica i comportamenti aggressivi assunti da talune prede nei confronti di un predatore per dissuaderlo dall’attacco.



Da dove viene la parola mobbing?

Il termine venne coniato agli inizi degli anni settanta del secolo passato, dall’etologo Konrad Lorenz per descrivere un particolare comportamento aggressivo tra individui della stessa specie, con l’obiettivo di escludere un membro del gruppo. Negli anni ’80 lo psicologo svedese Heinz Leymann, definì il mobbing nell'accezione attuale:


una comunicazione ostile, non etica, diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo individuo."


A mobbing è correlato anche il lemma -di uso nello slang statunitense- mobster, che indica genericamente chi appartenga alla malavita o abbia un comportamento malavitoso. In italiano è inoltre derivato il verbo “mobbizzare”, col significato di “compiere azioni di mobbing”, e a esso sono collegati termini:

  • “mobbizzatore” (o “mobber”), per indicare colui che perpetra l’attacco;

  • “mobbizzato” (o “mobbed”) per indicare la vittima;

  • “mobbizzazione”, sinonimo di mobbing.



Come riconoscere il mobbing?


Il mobbing si può configurare come violenza psicologica, ma le azioni possono sfociare anche in vera e propria aggressione fisica, perpetrati da parte di uno o più individui nei confronti di un altro individuo, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale nonché della salute psicofisica dello stesso, e può essere messo in atto da un singolo soggetto o da un gruppo di individui verso una o più persone.

Esempi tipo potrebbero essere angherie, vessazioni, demansionamento lavorativo, emarginazione, umiliazioni, insulti, maldicenze, aggressioni fisiche e verbali, ostracizzazione. A questi vanno aggiunte anche situazioni suscettibili di creare imbarazzo.


Ai fini dell’analisi psicologica a seconda di chi è l’attore che compie le azioni vessatorie si può parlare di:

  • Mobbing orizzontale: quando le azioni vessatorie sono compiute da colleghi di pari grado rispetto alla vittima.

  • Mobbing verticale: è posto in essere da colleghi di grado superiore rispetto alla vittima.

  • Mobbing trasversale: riguarda persone che si trovano al di fuori dell’ambito lavorativo. In questo caso, il mobber, nell’intento di creare “terra bruciata” intorno alla sua vittima designata, crea alleanze anche in ambienti esterni all’ufficio, dove il mobbizzato potrebbe creare appoggio o farsi apprezzare.

Un'altra tipologia di mobbing è quello relazionale, che concerne i rapporti interpersonali. Può essere di due tipi:

  1. Mobbing cognitivo: si assiste alla creazione di situazioni atte a provocare invidie e gelosie con lo scopo preciso di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri, per poi poterne squalificare alcuni e destabilizzare altri.

  2. Mobbing emozionale: l’atto di prevaricazione è provocato da sentimenti quali l’invidia, la gelosia, la rivalsa, il timore di essere superato dal dipendente, o ancora da differenze di genere.


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Quali conseguenze sulla salute?

La patologia psichiatrica più frequentemente associata è il disturbo dell’adattamento; esso si compone di una variegata sintomatologia ansioso-depressiva reattiva all’evento stressogeno.

Fra le conseguenze ci possono essere il disturbo post traumatico da stress, che può associarsi a perdita di autostima, ansia, esaurimento nervoso, depressione, insonnia, nevrosi, isolamento sociale, attacchi di panico, ma anche causa di cefalea, annebbiamenti della vista, tremore, tachicardia, sudorazione fredda, gastrite e dermatite.

La terapia cognitivo-comportamentale è quella più efficace in questi casi anche se non sono da disdegnare altri approcci.


In quali contesti si sviluppa il mobbing?

Forme di mobbing sono distinguibili in vari contesti, ad esempio nella scuola (in tal caso viene definito bullismo), all’interno delle forze armate (nonnismo) o nel mondo del lavoro, ma anche in varie tipologie di aggregazione sociale non legate a professioni o ambiti lavorativi, come tra amici, gruppi o bande giovanili, circoli sportivi, associazioni ricreative.

Il mobbing a scuola

Nella scuola si utilizza il termine bullismo ovvero l’azione di uno o più studenti ai danni di un compagno di classe, o di altro alunno dell'istituto scolastico. Una variante è il cyberbullismo, ovvero qualora le attività e gli atti vengano poste in essere con l'utilizzo dei social network o con strumenti informatici di comunicazione. Esiste anche in ambiente scolastico, una forma particolare di "mobbing dall'alto", ossia praticato da un insegnante a danno di uno o più allievi, attraverso: espressioni sistematicamente denigratorie e/o provvedimenti disciplinari persecutori, valutazioni o giudizi ingiustificatamente negativi.

Mobbing nelle forze armate

Nelle forze armate si manifesta sovente nel nonnismo, termine che si riferisce alla maggiore età dei militari che commettano tali atti su vittime più giovani, generalmente reclute.


Mobbing in famiglia

Il mobbing familiare più frequente è quello che coinvolge le famiglie separate e viene messo in pratica da parte del genitore affidatario nei confronti di quello non affidatario al fine di spezzare il legame genitoriale nei confronti dei figli, nei casi più gravi il fenomeno può portare la vittima a compiere un gesto suicida. Vari studi e ricerche hanno evidenziato come questo particolare tipo di mobbing sia più frequente nelle relazioni coniugali contraddistinte da una intensa conflittualità.

Il cosiddetto “mobbing genitoriale” sarebbe riconducibile a quattro casi:

  1. Sabotaggi delle frequentazioni della prole;

  2. Emarginazione dai processi decisionali tipici dei genitori;

  3. Minacce;

  4. Denigrazione e delegittimazione familiare e sociale;

Ultime considerazioni

In conclusione si può affermare che, conoscere e intervenire adeguatamente sul fenomeno del mobbing porta indubbi vantaggi ai molteplici soggetti che vi sono implicati:

  • le persone, divenendo maggiormente coscienti della loro situazione, potrebbero adottare migliori strategie difensive contro gli aggressori e combattere il loro malessere;

  • le aziende potrebbero risparmiarsi onerosi costi di un personale così problematico con un loro aggiornamento culturale che le porrebbe in grado di affrontare o prevenire situazioni di mobbing mediante esperti consulenti che addestrino i dirigenti alla gestione del personale ed ai relativi conflitti;

  • la mutua non dovrebbe caricarsi degli onerosi costi per terapie mediche e/o addirittura ricoveri nei casi più gravi;

  • infine, lo Stato eviterebbe gravosi oneri sociali collettivi con premature pensioni di invalidità.




Dott. Gaspare Signore

Membro del team di Unobravo

Psicologo Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

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