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Mollami: Renato e il senso di colpa


In molte relazioni intime, siano esse familiari, di amicizia o di lavoro, è capitato a tutti, almeno per una volta, di provare senso di colpa. Questa emozione diventa talvolta un importante disagio, tanto che per sbarazzarcene cerchiamo di evitarla, nel tentativo di ritrovare la pace interiore.


“Renato...Mollami!!!”

Chi è il grosso mostro blu nel film Mollami?


Un pupazzo di due metri tanto dolce e carino che chiede solo di essere abbracciato e aspetta quell’abbraccio per dieci lunghi anni. Renato rappresenta il Senso di Colpa, quest’emozione così spiacevole che nella vita desideriamo tanto sparisca. Come le emozioni belle, tuttavia, anche quelle negative hanno bisogno di essere abbracciate! Anche loro ci chiedono di essere accolte e amate.



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Immagine tratta da: https://www.cameralook.it


Imparare a voler bene alle nostre emozioni più dolorose è un processo difficile da accettare, ma al contempo importante e fondamentale per instaurare un sano e autentico dialogo interiore con noi stessi. Coccolare le nostre emozioni tristi, quelle spaventose, quelle rabbiose, quelle capricciose, è l’unica soluzione che abbiamo per placarle.



Voler bene alle emozioni negative: un piccolo esercizio


Ma come si fa a voler bene a qualcosa di brutto e doloroso?

Ecco un esercizio di visualizzazione da svolgere in 4 semplici passi per iniziare ad imparare ad accettare le nostre emozioni negative:


1) Immagina di essere nel tuo posto preferito

Chiudi gli occhi e immagina di trovarti in un posto che ti fa stare bene, in totale relax.


2) Immagina due bambini che entrano nella stanza

Uno di loro è calmo e silenzioso: si mette seduto in un angolo a giocare. L’altro bambino invece è molto arrabbiato, triste, spaventato, ribelle e deluso. Entra nel nostro spazio di serenità e causa solo problemi, tensioni e stress perché si comporta in modo invadente. Impossibile non vederlo e non sentirlo. Il bambino invade i tuoi confini, fino a diventare aggressivo nel comportamento, intrusivo nella conversazione ed eccessivo nelle forme di contatto fisico.


3) Immagina di calmare il bambino arrabbiato

Ascolta cosa accade dentro di te, quali parti si attivano e quali emozioni si smuovono. Prova mentalmente a sperimentare tutte le possibilità di intervento che ritieni opportune. Ricorda che l’obiettivo è calmare il bambino! Quante soluzioni ci sono?


Molti di noi avranno sicuramente pensato di provare a parlargli per convincerlo a stare buono... “ma non funzionerà, il bambino è stanco di parole e promesse”;

Altri avranno pensato di punirlo...

“non funzionerà per calmarlo, anzi lo renderebbe ancor più rancoroso e carico”;

Qualcuno forse avrà pensato di distrarlo con il gioco...

“niente da fare, si potrebbe sentire manipolato e distratto e quel bambino lo è già stato fin troppo”;


4) Abbraccia il bambino arrabbiato

Adesso che ne hai pensate di tutti i colori, prova semplicemente ad abbracciare il bambino dicendogli: “ti voglio bene anche se sei così.




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Il potere di un abbraccio: perché ci fa stare così bene?


Un abbraccio accogliente può diventare il più sano dei contenimenti ed il migliore degli insegnamenti, la modalità più autentica di presa di contatto, la forma più morbida di accettazione. Quella calda sensazione di consapevolezza del sentirsi accettati sempre. L’unica vera possibilità che permetta a qualsiasi emozione di rallentare la sua carica energetica, di fermarsi ed entrare lentamente nel processo di accettazione.

“Abbracciate e coccolate tutte le vostre emozioni, anche se siete adolescenti, adulti, anziani e troverete la possibilità di stare in ascolto con voi stessi! Le nostre emozioni ci dicono sempre qualcosa di importante e sono le uniche a darci le migliori soluzioni per andare in una direzione di benessere”

Ciò che accade al bambino accade anche alle nostre emozioni soprattutto a quelle inespresse, non accettate, non riconosciute. Le emozioni che quotidianamente chiamiamo “negative” (come ad esempio la rabbia, la paura, la tristezza o il senso di colpa) possono essere immaginate come dei bambini con un grande bisogno di essere visti, ascoltati, abbracciati e contenuti. In altre parole: riconosciute come tali nel loro esistere.






Dott.ssa Federica Cicerchia

Membro del team di Unobravo

Psicologa Analista Bioenergetica e Coach

https://www.unobravo.net/federica-cicerchia-psicologa

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