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Multitasking: fare tante cose insieme funziona?

Spesso siamo convinti che fare più cose alla volta, ovvero cercare di praticare il cosiddetto multitasking, sia una buona soluzione in grado di migliorare la nostra efficienza ed efficacia. Eppure, gli studi nel campo della psicologia ed anche delle neuroscienze, ci dicono proprio il contrario.

In questo articolo, proviamo a sfatare il mito del multitasking e proviamo ad individuare delle strategie alternative per non cadere in questa trappola e gestire efficacemente il tempo, prendendoci al tempo stesso cura del nostro benessere psicologico.



Il significato del multitasking


Ci convinciamo spesso del fatto che se siamo multitasking saremo più efficienti, faremo le cose meglio, faremo contenti tutti. E così magari ci ritroviamo a parlare al telefono mentre facciamo la lavatrice e badiamo a nostro figlio, in contemporanea. Oppure a mandare quella mail importante di lavoro mentre cerchiamo di seguire il telegiornale, etc.

“Sai come si mangia un elefante? Un boccone alla volta”

In questo periodo, in particolare, in cui molte persone praticano lo smartworking, può capitare con una frequenza ancora maggiore di ritrovarsi a svolgere più compiti contemporaneamente, nella convinzione che magari questo aiuti ad ottimizzare il tempo.



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Tutto questo è reso ancora più intenso dall’utilizzo che facciamo delle nuove tecnologie. Valanghe di informazioni che ci giungono allo stesso tempo, da più fonti, alle quali cerchiamo di prestare attenzione contemporaneamente, oppure ci ritroviamo a passare molto rapidamente dall’una all’altra. Eppure, contrariamente a quanto potremmo essere portati a credere, adottare questa modalità può peggiorare, invece che migliorarla, la nostra efficacia e anche la nostra gestione del tempo ed influire negativamente sul nostro benessere.



Gli studi sul multitasking


Ora che abbiamo compreso cosa significa operare in modalità multitasking, possiamo soffermarci sugli effetti che questa modalità ha su di noi. Anche la psicologia e le neuroscienze si sono occupate di questo tema.

Alcuni studi hanno dimostrato che il nostro cervello non è programmato per processare più attività nello stesso momento e quindi è più produttivo se si affronta una cosa alla volta.

Con il multitasking peggioriamo il livello di efficienza, perché diventiamo più lenti nel passare da un’azione all’altra e incapaci di distinguere, nel bombardamento di stimoli che riceviamo, le informazioni importanti da quelle irrilevanti. Il rapido passaggio da un’attività all’altra (il cosiddetto context switch) provoca inoltre un notevole carico cognitivo ed un incremento della produzione di cortisolo, ormone che regola lo stress.


Tutto questo può portare ad un maggiore stress, mantenendoci in costante allerta. Operare in questa modalità può causare spossatezza e stanchezza anche solo dopo ore. Questo influisce naturalmente anche sulla nostra capacità di attenzione e concentrazione e quindi sulle possibilità di concentrarci e di mantenere nella nostra memoria le informazioni davvero importanti.



Costruire una modalità alternativa al multitasking


Può essere allora importante provare a sperimentare una modalità alternativa al multitasking, così come previsto ad esempio dalla mindfulness. Praticare la mindfulness significa infatti essere consapevoli e pienamente presenti in ciò che sta accadendo, calandosi nell’istante presente. Si tratta, in altre parole, di prestare attenzione in modo consapevole.



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Due modi per invertire la rotta


Ecco due attività da sperimentare per assumere maggiore consapevolezza su questo fenomeno e soprattutto provare ad invertire un po' la tendenza a fare molte cose insieme.


1) Un esperimento: provate a stabilire un momento della giornata, di almeno un quarto d’ora, in cui staccare la spina dalla tecnologie. Meglio se la mattina. Ricordatevi di spegnere tutto: telefono, notifiche, pc, telegiornale. Provate a dedicare quel tempo ad osservare ciò che accade intorno a voi. Rispondete alle seguenti domande:

  • Come vi siete sentiti?

  • Quante volte avete sentito la necessità di prendere in mano il cellulare oppure di accendere la tv?

  • Quanto pensate di dipendere dalla tecnologia?

Vi invitiamo a farlo per almeno una settimana e notare cosa succede, che cambiamenti riscontrate e soprattutto quali scoperte potrete fare che possano migliorare il modo di gestire il tempo a vostra disposizione;


2) Un suggerimento: utilizzate le liste delle cose da fare. Provate a creare delle liste in cui appuntare le attività da svolgere, metterle in ordine per urgenza ed importanza e depennarle mano a mano che vengono realizzate. Questo vi aiuterà a mettere in sequenza le attività per priorità, ad evitare di ruminare continuamente sulle cose da fare, magari passando da una all’altra costantemente e soprattutto a concentrarvi sulle cose che per voi contano davvero.

Non ci resta allora che augurarvi buon lavoro…rigorosamente una cosa per volta!





Dott.ssa Roberta Speziale

Membro del Team di Unobravo

Psicologa ad orientamento Umanistico Integrato

https://www.unobravo.net/team/dott.ssa-roberta-speziale