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Obesità e diabete: quale legame?

Il 14 gennaio di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale del Diabete (GMD), evento istituito nel 1991 dalla Federazione Internazionale del Diabete (IDF) e dall' Organizzazione Mondiale della Sanità per sviluppare una conoscenza sul tema e per la promozione di azioni di prevenzione.

La data è stata scelta in corrispondenza della nascita del ricercatore Frederick Banting, che nel 1923 scoprì l'insulina insieme al suo collega Charles Best.


Giornata Mondiale del Diabete: obiettivi principali


La GMD ha l’obiettivo di prevenire la diffusione, sempre maggiore, del diabete. L’idea è quella di implementare una filosofia in cui superare la logica delle prevenzione come proibizione o sacrificio per sviluppare una serena e gioiosa accettazione di un modo di vita più sano, riscoprendo il piacere dell’esercizio fisico e di una alimentazione sana e naturale ma ancora più gustosa e ricca di sapori.


Nello specifico, la GMD ha diversi scopi:

  • effettuare uno screening della glicemia;

  • fornire una valutazione del rischio di sviluppare il diabete;

  • fornire informazioni concrete sulla patologia;

  • prevenire il diabete e delle malattie cardiovascolari;

  • offrire delle linee guida sulla sana alimentazione e sull’attività fisica.


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Cos’è il diabete?


Il diabete è una malattia che si manifesta con un aumento dei livelli di glucosio nel sangue. Il diabete non è una malattia ereditaria, tranne che per poche varietà molto rare (es. MODY), né rappresenta una malattia contagiosa. Esistono diverse forme della patologia e nel caso di diabete tipo 2, è possibile notare una predisposizione familiare.


Per tali motivi, una diagnosi precoce e l’adesione alle terapie sono fondamentali per prevenire o ritardare il vero problema del diabete, cioè le possibili complicanze croniche, come ad esempio cecità, amputazioni, malattie cardiache, insufficienza renale e morte precoce.


Il diabete è una malattia molto complessa che si articola in diverse forme:

  1. diabete tipo 1 (detto anche insulino-dipendente)

  2. diabete tipo 2 (detto anche non-insulino-dipendente)

  3. diabete gestazionale

  4. diabete monogenico (es. MODY, maturity-onset diabetes of the young)

I più diffusi sono il tipo 1 e il 2. Nel primo caso parliamo di una malattia autoimmune, che non può essere prevenuta poiché sono ancora poco chiari i fattori di rischio che interagiscono con la predisposizione genetica e che scatenano la reazione autoimmunitaria. È comunque possibile prevenire, posticipare l’insorgenza o ridurre la gravità delle complicanze, mantenendo quanto più possibile stabili nel tempo i valori glicemici.


Differente è il diabete di tipo 2, legato ad aspetti familiari e ambientali, e per questa ragione è più possibile da prevenire. Si stima che il 44% dei casi di diabete tipo 2 sono attribuibili all’obesità/sovrappeso.


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Diabete, obesità e sovrappeso


Il sovrappeso e lobesità rappresentano una delle maggiori cause del diabete: per tale ragione meritano uno spazio specifico, nonché un lavoro capillare di prevenzione e cura.

Il sovrappeso e l'obesità, si definiscono, dunque, in funzione della deviazione rispetto ad un “peso ideale” stabilito in base all'età, al sesso e ad altre caratteristiche quali la statura e la costituzione.


Negli ultimi cinquant'anni l’incidenza di questa patologia ha avuto una crescita importante sia tra gli adulti sia in età evolutiva, al punto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità la considera come uno dei maggiori problemi di salute pubblica a livello mondiale, perché rappresenta un importante fattore di rischio per varie malattie croniche.


L’eccesso ponderale che porta ad una condizione di obesità, sebbene non venga incluso tra le condizioni di interesse psichiatrico nel DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), come lo sono disturbi del comportamento alimentare tra tutti anoressia e bulimia nervosa, è ormai unanimemente considerato una patologia multifattoriale, in cui intervengono anche importanti fattori psicologici.


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Sovrappeso e l’obesità: da cosa dipendono?


Sovrappeso e Obesità sono direttamente connessi all'alimentazione. Quest’ultima si iscrive in una rete di scambi e di mediazione fra gli individui, in quanto ogni volta che mangiamo investiamo l'alimento di un significato che risponde a codici di tipo affettivo, relazionale e sociale.


Dare e ricevere cibo, mangiare a tavola insieme, non è solo condividere del tempo e soddisfare dei bisogni fisiologici, ma è simbolo di qualcosa di più: significa accettazione e riconoscimento dell'altro, significa creazione e riaffermazione di legami.


Abitudini alimentari: il ruolo della famiglia


La famiglia rappresenta il primo luogo in cui il cibo assume un significato ben preciso. Le pressioni familiari durante il pasto, ad esempio, possono ostacolare la formazione di un dispositivo efficace di autolimitazione. La capacità di percepire i segnali di fame e sazietà possono essere ostacolati da ripetute insistenze sul terminare il cibo presente nel piatto; anche associare al pasto altre attività come la televisione, la lettura e il computer possono essere controproducenti, così come utilizzare il cibo come festeggiamento, premio o punizione.


Talvolta genitori che hanno essi stessi problemi di peso, preoccupati per lo stato di sovrappeso dei figli, possono intervenire con pratiche di controllo non adeguate, che promuovono lo sviluppo di stili alimentari problematici e conseguente eccesso ponderale nei figli.

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Obesità psicogena: il cibo come compensazione


Alla base dell'obesità possiamo quindi riscontrare fattori puramente psicologici. Parliamo di obesità psicogena, riconducendola a due situazioni in particolare:

  1. la separazione traumatica dal caregiver primario (scomparsa per morte, malattia prolungata , separazione o altri eventi della vita della figura di riferimento primaria);

  2. una grave e cronica disorganizzazione familiare (gravi conflittualità nei rapporti, espresse o latenti, separazioni e ricostruzioni di nuovi nuclei familiari secondo modalità confuse ecc).

In questi casi di obesità reattiva, l'iperfagia, insieme all’obesità, sembrano fungere da difesa contro l'angoscia e una reazione depressiva.

Ne abbiamo parlato anche nell'articolo Il mangiare emotivo: perché mangiamo senza fame.

L'obesità, inoltre, sembra essere correlata a tratti di personalità e a caratteristiche ben precise:

  • impulsività;

  • problemi di identificazione;

  • immaturità affettiva;

  • difficoltà di adattamento sociale;

  • bassa autostima;

  • insoddisfazione per il proprio corpo;

  • deficit cognitivi documentati anche da deludenti risultati scolastici.


Obesità: ultime considerazioni


L’obesità rappresenta quindi una patologia importante, con conseguenze negative sia a livello psicologico che fisico/medico, tra cui in primis figura il diabete.


L’importanza di implementare campagne di prevenzione, nonché offrire informazioni su come curarla, rappresenta una sfida enorme dell’attuale secolo. La Giornata mondiale del diabete, all’interno di questo ampio panorama, ha un valore fondamentale per tutta la cittadinanza, nel sostenere le persone che ne soffrono e per attivare sempre nuove campagne di sensibilizzazione.




Dott.ssa Gabriella De Simone Membro del team di Unobravo Psicologa Psicoterapeuta sistemico-relazionale https://www.unobravo.net/gabriella-de-simone-psicoterapeuta