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Psicoterapia e psicofarmaci: quando sono necessari?


Nel corso degli anni l’uso degli psicofarmaci nel contesto della psicoterapia è notevolmente cresciuto: lo sviluppo di nuovi farmaci sempre più efficaci per una varietà di disturbi che in precedenza non erano curabili li hanno resi “appetibili”.


Partiamo subito con una precisazione importante che vale per tutti i farmaci: quello più efficace può dipendere dal metabolismo del singolo paziente! Fondamentale quindi è rispettare sempre ciò che prescrive il medico. Gli psicofarmaci agiscono sulle funzioni cerebrali e possono essere suddivisi in tre categorie:

  • gli antipsicotici (o neurolettici): hanno permesso a tanti pazienti gravi di lasciare gli ospedali psichiatrici con le loro gambe, riprendendo il loro ruolo nella società. Come è intuibile dal nome, questi farmaci sono indicati per condizioni psicotiche (in primis la schizofrenia, un grave disturbo caratterizzato da deliri, allucinazioni e comportamenti bizzarri).

  • gli ansiolitici (o tranquillanti): sono farmaci che combattono l'ansia e permettono ai pazienti di affrontare in modo più efficace il mondo. I più conosciuti sono le cosiddette benzodiazepine;

  • gli antidepressivi: vengono utilizzati soprattutto nel trattamento della depressione (che rientra nel quadro più ampio dei disturbi dell'umore). Sul mercato sono disponibili molti farmaci per trattarla efficacemente e la scelta dipende, come già detto, dal metabolismo del paziente, a discrezione dello psichiatra.



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Psicofarmaci sì o no?


Non sempre i farmaci sono necessari, ma molto spesso proprio la paura di doverli prendere può essere uno dei motivi che inibisce le persone nell’iniziare un percorso di psicoterapia. Troppo spesso il ruolo dello psicologo viene confuso con quello dello psichiatra, generando non poca confusione.


C’è da dire che gli psicofarmaci hanno degli effetti collaterali, che comunque possono rappresentare solo un piccolo scotto da pagare per raggiungere il benessere e la salute mentale.


A pensarci bene, infatti, tutti i farmaci in generale (anche la più comune tachipirina) presentano effetti collaterali. Se si soffre di disturbi che si ritengono invalidanti, il lavoro dello psichiatra, insieme a quello dello psicologo, è necessario.


Psicofarmaci e psicoterapia, come collaborano?


I farmaci possono supportare e rapportarsi al processo della psicoterapia. Bisogna ricordare che è difficile per la maggior parte delle persone concentrarsi sulla crescita personale quando lottano con forte ansia, depressione o altre condizioni di salute mentale. In questi casi i farmaci sono necessari per permettere alla persona di progredire nella psicoterapia.


Diversi studi hanno dimostrato che la terapia cognitivo comportamentale combinata con farmaci mirati tende a portare a un miglioramento significativo dei sintomi. Naturalmente, un risultato auspicabile di una psicoterapia è la riduzione o l'eliminazione della necessità di farmaci psicotropi o di altro tipo. In letteratura esistono svariati studi che hanno dimostrato l’efficacia dei farmaci nella psicoterapia, primi tra tutti i trattamenti psicologici per l’ansia e gli attacchi di panico.


Molti problemi di salute emotiva e mentale, tuttavia, non sono riducibili a uno squilibrio biochimico. Come ben sappiamo, le preoccupazioni psicologiche hanno origine e sono influenzate dagli eventi della vita. Poiché non cambiano il modo in cui le persone si relazionano psicologicamente alle loro esperienze, i farmaci da soli non possono risolvere questi problemi. Per fare una similitudine, il trattamento con i soli farmaci è come ricucire una ferita da proiettile senza prima rimuoverlo.



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Psicofarmaci: quali rischi?


Uno dei motivi che spesso spaventa la gente quando si tratta di farmaci è l’eventuale dipendenza che possono causare. È vero, gli psicofarmaci possono portare a questa spiacevole conseguenza, è inutile negarlo. Con il passare del tempo, tuttavia, i farmaci si sono evoluti molto e ciò han permesso un contenimento degli effetti collaterali, in primis della dipendenza.


Per questo motivo e a maggior ragione è comunque necessario affiancare una terapia psicologica alla cura farmacologica; è stato dimostrato, infatti, che proprio grazie alla psicoterapia gli effetti di dipendenza possono essere tenuti sotto controllo!


Assumere farmaci: per quanto tempo?


Ecco l’altro grande interrogativo che è mosso dalla giustificabile paura degli psicofarmaci: quando potrò smettere di prenderli? Ovviamente non è mai possibile stabilire una data precisa; quello che è certo è che tutti gli psicologi vorrebbero vedere i propri pazienti liberi dai farmaci il prima possibile.


Il lavoro con lo psicologo può aiutare inoltre a non demonizzare l’immagine dei farmaci, che troppo spesso rischiano di essere visti esclusivamente come un giogo al collo. Quando viene prescritto uno psicofarmaco, anche se per un periodo di tempo indefinito, è sempre per il bene del paziente!


Qualunque psicologo sarà lieto di togliere ogni vostro dubbio sulle terapie combinate agli psicofarmaci. Non abbiate paura: sentitevi liberi di rivolgere domande e chiedere spiegazioni ai professionisti da cui siete seguiti!





Dott. Nicola Zingaro

Membro del team di Unobravo

Psicologo cognitivo-comportamentale

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