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Quello che non conosci della violenza sulla donna


Il termine Femminicidio fa riferimento alla violenza esercitata sulle donne allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico. La violenza che non sfocia in un gesto che provochi l’uccisione della vittima può, all’interno del rapporto personale o familiare, essere traumatica e sfociare in conseguenze psicologicamente compromettenti.


Possiamo individuare due tipi di sindromi connesse ai maltrattamenti:

Sindrome di Stoccolma Domestica, in cui la donna comincia a sviluppare strategie di coping di sopravvivenza che le permettono di sviluppare sentimenti positivi nei confronti del proprio abusatore, trovando in lui anche qualità positive che la spingono a non interrompere la relazione.

Sindrome della Donna Maltrattata, che si articola in tre fasi che si ripetono all’infinito: Tensione, Aggressione e Luna di Miele. Nell'ultima fase vittima e carnefice cercano di riappacificarsi e la donna vive in un’eterna speranza che le cose potranno cambiare in meglio.


Diversi studi mostrano l’accomunanza di caratteristiche personologiche e caratteriali di molte donne vittime di violenza, le quali predispongono la donna ad avere una propensione alla vittimizzazione e alla scelta di partner che hanno caratteristiche aggressive.



Quali sono queste caratteristiche della donna con propensione alla vittimizzazione?

1) Incapacità appresa: le donne non controllano la situazione anche quando potrebbero poiché hanno imparato (inconsapevolmente) precedentemente che i loro comportamenti non portano cambiamento.

2) Convinzione di non poter avere alternative migliori: spinge le donne a rimanere nella situazione attuale in quanto pensano che non esistano alternative migliori a quelle attuali.

3) Rinforzo intermittente: la relazione tra vittima e aggressore si alterna di periodi “felici” e periodi di abusi violenti che compaiono e scompaiono cronicamente, il non essere più punita per un certo periodo di tempo può far scaturire nella vittima sentimenti di legittimizzazione della punizione subita, sentendosi realmente colpevole di determinati comportamenti avuti nei confronti dell’partner-aggressore e giustificando le sue violenze.

4) Isolamento sociale: isolandosi completamente da altre figure di riferimento, la

donna diminuisce la propria possibilità di avere altri punti di vista diversi e comincia a vivere quella situazione come normalità.


Il riconoscimento di questi tratti personologici da parte della vittima, può aiutare a modificare la percezione della sua situazione. Prendere coscienza di ciò, significa che la vittima si assume una parte della responsabilità della violenza subita. Questa consapevolezza permette di cominciare anche a percepire la possibilità di poter scegliere di cambiare le cose.


Oggi cosa scegli di fare?


Dott.ssa Corena Pezzella

Membro del team di unobravo

Psicologa spec. psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

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