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SCELTA DEL PARTNER: una decisione consapevole?

Aggiornato il: ott 6


Due persone che si scelgono e decidono di convivere, se non addirittura sposarsi, non si scelgono mai per caso. Solitamente l’attrazione fisica, il desiderio sessuale hanno, almeno inizialmente, una funzione molto importante, ma non sempre questo porta a scegliersi reciprocamente.


Cos'è allora che determina la scelta? Cosa fa scattare il desiderio di legarsi proprio a quella persona, che forse in un altro momento non avremmo mai immaginato di scegliere?


La scelta del partner - secondo autori come Andolfi e Mascellani (2019) - risulta essere maggiormente condizionata da fattori di carattere psicologico che non fisico, ed è correlata al contesto e a un preciso momento del processo evolutivo di ciascuno dei due individui. Non sempre un’infatuazione si tramuta in una relazione stabile e duratura; l’evoluzione dell’amore è un processo sofisticato ed estremamente complesso.


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Perché si sceglie un partner?


Cerchiamo di capire perché si sceglie un partner. I motivi sembrerebbero essere legati ad alcuni bisogni fondamentali, quali:

  1. attaccamento-accudimento (esigenza di sicurezza/paura della solitudine)

  2. bisogno sessuale (progettualità procreativa).

Alla base di tutto vi è la fiducia nei confronti della persona con la quale viene stabilita la relazione. A determinare la scelta intervengono poi la qualità del legame e lo stile di attaccamento creato con chi, nella nostra infanzia, si è preso cura di noi.


Il ruolo del mito familiare nella scelta del partner


Alcuni studiosi sostengono che la scelta del partner sia determinata da un incastro inedito tra:

  1. mito familiare,

  2. mandato interiorizzato;

  3. ricerca di soddisfacimento dei bisogni più personali.

Se a prevalere è l'esigenza di attenersi al mandato – molto probabilmente a causa di una dipendenza eccessiva dalla famiglia di origine – il mito familiare tenderà a riproporsi e persistere. In questi casi viene solitamente prestata maggiore attenzione alle caratteristiche esteriori del rapporto e non alla qualità del legame. Questo perché il ruolo e la posizione sociale ricoperta dal partner sono testimonianza esplicita dell’idoneità del rapporto.


Se, al contrario, a prevalere è il soddisfacimento di bisogni più personali (motivato da una ribellione più o meno cosciente al mandato familiare), assistiamo ad una scelta per opposizione, ovvero ad una scelta attraverso cui il soddisfacimento dei bisogni personali è soltanto illusorio.


Al di là delle teorie di riferimento, è dato certo che nessuna coppia inizia un rapporto a partire da zero: “Ciascun individuo della coppia appartiene a un sistema di relazioni basato sull'esperienza vissuta nella famiglia di origine, su eventuali relazioni romantiche precedenti, il tutto all'interno di una specifica comunità e di un proprio contesto culturale di appartenenza che influenzano e condizionano i modi di vivere e di integrare il rapporto di coppia.



Quanto conta il confronto nella scelta del partner?


La scelta del partner, dunque, coinvolge solo in apparenza due persone e risulta essere determinata da un confronto ripetuto più o meno consapevolmente tra la relazionale attuale e i modelli di relazioni familiari interiorizzati. È esattamente a questo proposito che si crea l’intreccio inconsapevole succitato.


Il confronto contribuisce cioè a determinare l’esito dell’incontro con il potenziale partner che si rivela tanto più adatto quanto più fa intravedere le possibilità reali o fantasticate di fornire soluzioni sui punti problematici del rapporto passato. Perché questo accada è necessario che accanto a caratteristiche ripetitive e rassicuranti conosciute, vi siano aspetti particolari del rapporto che si adattino ad accogliere fantasie compensatorie idealizzate.


Siamo attratti dalle somiglianze o dalle differenze?


La scelta del partner avviene anche sulla base di somiglianze rispetto a condizioni di esperienza negativa condivisa. Questo consente al soggetto di idealizzare le competenze possedute dall'altro, in modo tale da pensare di potersene servire per risolvere i propri problemi.


Non di rado però le competenze sviluppate non sono globali, ma parziali, per cui l’aspettativa illusoria secondo cui il partner sia capace di compensare globalmente le proprie mancanze determina un confronto frustrate tra l’ideale e il reale.


Se nel dire popolare il principio che si crede sia alla base della scelta è un principio di diversità “e quindi gli opposti si attraggono” la tradizione popolare ci ricorda anche che “chi si somiglia si piglia”. Ebbene, sono vere entrambe le affermazioni: ci si sceglie sia per somiglianze che per differenze.


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Generalmente la prima attrazione è determinata dalla percezione di un senso di familiarità, non ben definito, che fa riaffiorare come in un déjà-vu l’essenza di un qualcosa di già vissuto e in grado di scaturire sensazioni piacevoli e rassicuranti.


Lo sperimentare le stesse sensazioni produce vicinanza, ricerca di complicità ma, soprattutto, riaccende la speranza di poter dare un esito diverso al proprio percorso individuale, con nuove risposte ai mandati indotti dal mito familiare.


Attenzione però poiché l’attenzione indotta dalla propria storia familiare e relazionale verso specifici elementi di interesse nell'aspetto o nel comportamento di una persona specifica si accompagna a una disattenzione altrettanto selettiva per quegli elementi del suo carattere e del rapporto con essa che potrebbero rendere problematica la relazione o avversare il mandato familiare.


Ultime considerazioni


La scelta del partner, insomma, anche quella apparentemente più spontanea, acquista un senso solo alla luce di una più attenta analisi degli elementi che l’hanno determinata. In particolare il mito, in virtù della sua matrice prettamente relazionale, sembra fare da cornice alla costruzione delle rappresentazioni interne individuali che spingono alla ricerca dell’altro.





Dott. Valerio Grassia

Membro del team di Unobravo

Psicologo sistemico-relazionale

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