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Sesso: 6 miti da sfatare

All’origine di molte disfunzioni sessuali vi è la marcata tendenza di uomini e donne a voler aderire agli standard di genere imposti dalla società in cui viviamo.

Basti pensare al fatto a quanto il concetto di virilità/prestanza sia storicamente associato all’uomo, ragion per cui una mancata erezione può essere vissuta come estremamente fallimentare e portare, in alcuni casi, a sviluppare un'elevata ansia da prestazione o addirittura una disfunzione erettile.

Per non parlare dell’universo pornografico, dove possiamo assistere a scene di sesso epiche con donne dalle forme perfette e uomini con peni dalle dimensioni estreme. Società e realtà virtuale concorrono a crearci una serie di aspettative a dir poco surreali sul sesso, sul partner e su noi stessi.

Andiamo dunque ad illustrare 6 dei falsi miti più diffusi legati alla sessualità:



1) Il vero piacere è dato dalla penetrazione



Circa il 99% delle persone intende il “rapporto sessuale” come penetrazione, la quale in realtà è solo una delle tantissime modalità di stare insieme al proprio partner sotto le lenzuola. Esistono il sesso orale, il sesso anale, anche la “semplice” masturbazione può essere intesa come rapporto sessuale. Non per tutti la penetrazione è fondamentale, anzi c’è chi preferisce lunghi preliminari e chi rinuncia senza problemi all’orgasmo. A dimostrare la “non-necessità” della penetrazione furono nel 1970 Masters e Johnson, pionieri nella ricerca sulla natura della risposta sessuale umana e delle diagnosi e il trattamento delle disfunzioni sessuali. I due ricercatori studiarono il comportamento sessuale di uomini e donne, ideando dei mansionari da prescrivere alle coppie con problemi relativi a sfera sessuale. Una delle prescrizioni era l’assoluto divieto di penetrazione al fine di concentrarsi maggiormente sulle sensazioni corporee che carezze e basi potessero dare al partner, senza la pressione dell’erezione/lubrificazione. Tutto ciò per dirvi che la penetrazione ha certamente il suo valore, ma se non è possibile sappiate di poter ricorrente a pratiche alternative altrettanto soddisfacenti nel mentre cercate di capire cosa sta accadendo al vostro corpo.



2) il piacere femminile è legato alle dimensioni del pene



Forse il dilemma più spinoso che attanaglia gli uomini. E’ vero che un pene grande dà maggiore piacere? Innanzitutto non esiste una misura valida per tutti, ma gli scienziati hanno calcolato una lunghezza media dei peni italiani che a riposo vanno dai 6.5 cm ai 10 cm, con una media di 9.16 cm. In erezione il pene può essere tra i 12.5 cm e i 17.5 cm. Alcune donne raccontano di preferire una maggiore circonferenza rispetto alla lunghezza, in quanto le terminazioni nervose presenti su labbra e clitoride sarebbero più stimolate. Altre parlano di esperienze spiacevoli con peni esageratamente grandi che se usati con troppa “foga” possono addirittura provocare dolore. Ad ogni modo, sembra valere la regola del “meglio l’efficienza che la grandezza”: se usato bene, qualsiasi pene può dare piacere!



3) Il vero orgasmo è vaginale



Sfatiamo un altro mito: un orgasmo “vaginale” è, in realtà, il più delle volte un orgasmo clitorideo. Ebbene sì, se pensate alla fisionomia della vagina, il clitoride non è soltanto il “pallino” posto al di sotto del Monte di Venere ma prosegue verso le grandi e le piccole labbra, condividendone le terminazioni nervose. I movimenti durante la penetrazione stimolano sia i centri del piacere posti all’interno della vagina sia quelli esterni (labbra e clitoride), motivo per cui all’orgasmo si ha l’impressione che il piacere provenga da dentro. Non esistono orgasmi di primo e second’ordine, certo è che la difficoltà nel raggiungerlo è abbastanza frequente nelle donne che hanno fatto poca esperienza del proprio corpo, tendono ad essere particolarmente tese o hanno già fatto esperienza di “orgasmi mancati”. Raggiungere l’orgasmo comporta il conoscere le posizioni, i movimenti e l’intensità che il proprio corpo preferisce ed è solo facendo esperienza che è possibile riconoscere ciò che ci piace.



4) Una mancata erezione/mancato orgasmo è un fallimento



La due cose che un uomo pensa quando fa “cilecca” è “non mi si alzerà mai più” o “non sono abbastanza maschio”. Dite la verità, quanti di voi davanti ad un evento del genere non hanno subito pensato di essere affetti da qualche patologia? Effettivamente la disfunzione erettile è il disturbo sessuale più diffuso tra gli uomini (ne soffre circa il 13% degli italiani secondo la Società Italiana di Andrologia).

Eccitarsi e mantenere l’eccitazione non è semplice. C’è bisogno di concentrazione, coinvolgimento ma soprattutto serenità, cose che non sempre si trovano proprio dietro l’angolo. Situazioni particolari, momenti di stress, stati d’animo (rabbia, paura, tristezza, rancore ma anche euforia), litigi o tensioni nella coppia sono fattori decisivi per il raggiungimento dell’erezione, che quando viene a mancare (fatto salvo problematiche fisiologiche precise) è da interpretare come un messaggio in codice del nostro corpo.

Allo stesso modo la difficoltà nel raggiungere l’orgasmo nella donna è l’altra faccia della medaglia.

E’ bene chiedersi se c’è stato qualcosa che ci ha infastiditi, ci ha messo in allarme o ci preoccupa, soprattutto provare a parlarne con il proprio partner aiuta a “depatologizzare” l’evento ed essere rassicurati del fatto che l’altro vi è vicino e non sta lì con un pagellino a fare valutazioni delle vostre performance sessuali.



5) Una bassa frequenza/bassa durata nei rapporti indica che qualcosa non va



Chi stabilisce la giusta frequenza o la giusta durata dei rapporti? Cosa vuol dire tanto o poco? E’ possibile trovare una spiegazione universalmente condivisa su cosa significhino queste misure? Decisamente no. Per alcuni non fare sesso da tanto significa “da 2 giorni” mentre per altri fare tanto sesso può voler dire “1 volta al mese”. Le dimensioni temporali sono molto relative, dipendono dalle premesse che le persone hanno sul “buon sesso” e dalle esperienze passate. L’importante è riuscire a trovare la giusta misura con il proprio partner che non sempre ha la nostra stessa percezione in merito. Ancora una volta, parlarne è la strategia migliore per mettere sul tavolo i propri bisogni e le proprie insicurezze.



6) Dopo un figlio si smette di fare sesso



La nascita di un figlio rappresenta uno stravolgimento nella vita della coppia. I ritmi cambiano, si innescano nuove abitudini, se ne abbandonano altre a malincuore e inevitabilmente il sesso può non rappresentare più una priorità per diverso tempo. Tutte le energie, soprattutto quelle della madre, sono assorbite dal piccolo esserino che mette a dura prova pazienza e sonno. La donna deve fare i conti con il suo corpo, svuotato dopo 9 mesi di gravidanza, con smagliature e imperfezioni che sembrano ricordarle quanto sarà difficile tornare come prima. L'uomo è alle prese con un nuovo ruolo, anche lui stremato dai pannolini e dalle nottate insonni. Come possono tutti questi fattori non impattare sulla sessualità di coppia?

Per i primi periodi è assolutamente nella norma la diminuzione o la totale assenza di rapporti sessuali per i neogenitori. Il focus è sul capire come riassestarsi dopo l’ingresso di un nuovo membro e passare dal “noi due” al “noi tre”. E’ importante non perdere di vista l’importanza della comunicazione con l’altro: non tenete tutto dentro, se qualcosa vi turba o semplicemente volete condividere le vostre preoccupazioni, fatelo!


Dott.ssa Martina Truppo

Membro del team di unobravo

Psicologa, Consulente Sessuologa e Specializzanda in Psicoterapia sistemico-relazionale

www.unobravo.net/martina-truppo-psicologa