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Il Covid–19 ha cambiato il nostro modo di sognare?

Sono ormai trascorsi vari mesi dal lockdown in Italia, ma il Coronavirus sembra ancora in grado di condizionare non solo il nostro stile di vita, ma anche le nostre notti. Il Covid–19 ha cambiato il nostro modo di sognare?


Spesso può capitare di non ricordare i sogni, ma molti psicologi di tutto il mondo hanno notato come durante il periodo della pandemia le persone stiano ricordando i sogni più del solito, in maniera vivida e persistente; ciò è stato attribuito sia alle angosce e alle paure ad essi associate che allo stravolgimento dei normali cicli di sonno-veglia.



I sogni: cosa sono?


Tra i diversi fenomeni psichici che da sempre hanno affascinato l’uomo, il sogno rimane tuttora uno dei più interessanti e complessi.

I sogni sono immagini, emozioni, suoni, voci e sensazioni soggettive vissute quando dormiamo.



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Perchè sogniamo?


Sono state proposte molte teorie sul perché si sogna. Per i popoli più antichi (così come per molte tradizioni popolari) il sogno è collegato al destino e al divino, capace di predizioni sul futuro e di comunicazioni con l’aldilà. Nel mondo greco invece si riteneva che diverse divinità fossero coinvolte nella produzione dei sogni.


I sogni secondo Sigmund Freud


È la psicoanalisi tuttavia ad essersi interessata al sogno come rivelatore dell’inconscio, ossia quella parte della nostra psiche che non raggiunge il livello della coscienza e della consapevolezza.

I sogni per S. Freud sono, infatti, espressione dell’inconscio e sono motivati dalla soddisfazione di un desiderio nascosto e spesso in contrasto con il nostro sistema di valori di cui siamo consapevoli. Per l’Inconscio, il sogno è dunque un successo, perché riesce a far giungere sul piano della coscienza contenuti altrimenti inaccettabili, usando diverse strategie in grado di trasformare il desiderio in qualcosa di ammissibile.


Il desiderio nel sogno assume le sembianze di un “contenuto manifesto”, che nasconde un significato sottostante chiamato “contenuto latente”. Questa censura ha uno scopo difensivo, permette infatti la gratificazione di certi impulsi (aggressivi o sessuali ad esempio) senza però disturbare il sonno e il sognatore.


La psicofisiologia del sonno


Un contribuito importante riguardo i sogni ci è stato poi offerto dalla psicofisiologia, interessata ai diversi stati mentali che compaiono nelle diverse fasi del sonno. È stato proposto un modello dicotomico del sonno (REM e non-REM), ritenendo inizialmente che il sogno potesse formarsi solamente durante il sonno REM.


Tuttavia nel tempo si è compreso che un’attività mentale di tipo onirico con allucinazioni, emozioni e autorappresentazioni, può presentarsi anche durante il sonno non – REM (NREM), quindi in ogni fase del sonno, dall’addormentamento al risveglio. Essendo però il sonno REM la fase più vicina al risveglio, questo spiega come mai si è più propensi a ricordare i sogni REM rispetto a quelli in NREM.



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Sognare: cosa è cambiato con la pandemia?


Sono numerosi in questi mesi gli studi a riguardo, ad opera di diversi ricercatori di tutto il mondo. Tra questi, troviamo la dottoressa Deirdre Barrett, psicologa clinica ed evoluzionista alla Harvard Medical School.


Barrett ha sottolineato come l’attività del sonno sia cambiata durante i primi mesi di pandemia, caratterizzata da un sonno disturbato e da una maggiore capacità di ricordare quanto si è sognato:

Avendo più occasioni per dormire, per esempio con dei pisolini durante il giorno o restando a letto fino a tardi, la capacità di ricordare i sogni è ai suoi massimi, ma bisogna svegliarsi da un sogno per ricordarselo. Sappiamo che lo stress è causa di frequenti risvegli notturni”.

La dottoressa ha infatti constatato non solo che è aumentata la capacità di ricordare i sogni, ma che la qualità del sonno è stata alterata, causando poi sovraffaticamento e stanchezza.



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Anche gli psicologi e psicoterapeuti italiani hanno notato un aumento del lavoro onirico durante questi mesi. Come quadri surrealisti o film di fantascienza, nei nostri sogni sono apparse immagini bizzarre e trame complesse che hanno riguardato fughe senza fine, paura per il contagio, ma anche azioni associate alla routine quotidiana o momenti sereni futuri o passati.


Come ha affermato Anna Maria Nicolò (Presidente della Società Psicoanalitica Italiana e Neuropsichiatra Infantile), quando una persona sogna vuol dire che sta trasformando angosce in pensieri. Questo perché tutti noi cerchiamo di elaborare la realtà che ci circonda per renderla più accettabile.


Nel caso degli incubi (i cosiddetti “sogni d’angoscia”), invece, ciò non accade perché il ricordo del trauma che abbiamo vissuto o stiamo ancora vivendo è ancora troppo potente da permettere un'elaborazione.


Concludendo


I sogni dunque sono qualcosa di più di semplici immagini e suoni.

Nonostante certe volte ci appaiano senza senso o eccessivamente minacciosi e angoscianti, ci offrono una mano a comprendere meglio noi stessi, così come a metabolizzare ciò che ci accade, aiutandoci ad elaborare situazioni ed emozioni e a trasformarle in pensieri.





Dott.ssa Martina Errico

Membro del Team di Unobravo

Psicologa ad orientamento psicoanalitico

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