• unobravoteam

Tagliare con il passato: funziona?

Allontanarsi fisicamente dalle dinamiche della propria famiglia d’origine, ovvero tagliare con il passato senza aver risolto eventuali difficoltà a livello relazionale non è una soluzione a lungo termine per il benessere psicologico.


Come diceva il celebre attore napoletano Antonio de Curtis, in arte Totò:

“I parenti sono come le scarpe, più sono stretti e più fanno male”.

Quale miglior modo per far cessare un dolore dell’allontanarsi il più possibile dalla fonte che lo provoca? Purtroppo, quando si parla di emozioni ed affetti, non è quasi mai così semplice.


Bowen (1979), uno dei padri fondatori della psicoterapia familiare ha chiamato Taglio emotivo l’allontanarsi fisicamente o emotivamente dalla famiglia d’origine senza aver elaborato le dinamiche disfunzionali che vi sono all’ interno e ci ha messo in guardia su quali possono essere le conseguenze negative di questo tipo di cesura dal punto di vista psicologico.



Mettere chilometri tra sé e la propria famiglia, ridurre al minimo i contatti, cercare di non farsi coinvolgere, sono soluzioni che non durano a lungo e che possono, anzi, farci soffrire ancora di più.




Leggi anche Apprendere lingue straniere: quanto è importante?


Perché scappiamo dalla famiglia?


Sempre secondo Bowen nelle famiglie in cui le emozioni circolano senza confini o filtri tra le persone (ad esempio tra genitori e figli), qualcuno dei membri può trovarsi costretto a separarsi per poter abbassare i livelli di ansia che sperimenta nella relazione.


Egli potrà attuare delle separazioni fisiche, ad esempio trasferendosi e tornando in famiglia di rado; tuttavia, le occasioni di riunione saranno per questa persona fonte di grande stress e, soprattutto, tenderà a riproporre al di fuori del proprio nucleo originale, le stesse dinamiche fusionali che determinano una condivisione emotiva non filtrata.


È anche possibile che un membro della famiglia riesca a rimanere fisicamente vicino al proprio nucleo familiare, isolandosi però dal punto di vista emotivo: egli sarà facilmente soggetto a disturbi che vanno dalle manifestazioni psicosomatiche all’alcolismo e tenderà comunque a scappare anche fisicamente nelle situazioni in cui la tensione emotiva sale.


Il taglio emotivo è ovviamente molto diverso da una separazione sana e matura dalla propria famiglia: chi si separa in modo armonico è infatti libero di tornare in famiglia quando ne ha voglia o bisogno, può contare sulle risorse offerte dai propri parenti in termini affettivi e sociali senza sentirsi intrappolato o vincolato.



Può interessarti anche Comfort zone: oltre la paura



7 motivi per non tagliare con il passato


1) Minimizzare l’importanza del legame affettivo: ignorando quanto ci manchino i membri della nostra famiglia, ci chiudiamo alle emozioni e avremo maggiori difficoltà anche nell’impegnarci in nuove relazioni significative; tenderemo infatti ad autoconvincerci di essere autonomi, di non aver bisogno di nessuno e di poter stare bene da soli, a discapito della possibilità di affidarci in modo sano agli altri.


2) Il taglio emotivo diventa cronico: una volta imparato a scappare tenderemo a farlo ogni volta che ci ritroviamo in una situazione difficile da gestire, facendo soffrire molto chi ci sta intorno e rischiando di rovinare i nostri legami importanti. “Tagliando la corda” obblighiamo noi stessi a rinunciare anche a tutto ciò che c’era di buono nelle relazioni che stiamo troncando.


3) Blocco nell’elaborazione delle dinamiche disfunzionali: andando via, neghiamo a noi stessi la possibilità di far evolvere la relazione con la nostra famiglia, la congeliamo in un passato immobile. Con il tempo la mancata elaborazione di dinamiche disfunzionali potrà portarci a riproporle in modo meccanico anche nelle altre relazioni della nostra vita, perché non avremo avuto modo di comprenderle e riconoscerle: ci si ritrova a “scaricare” sulle relazioni e le situazioni del presente quanto non è stato digerito in quelle del passato.


4) Sintomatologie psicopatologiche per l’individuo: a volte ansia, depressione, attacchi di panico, ma anche sensazioni di vuoto e irritabilità, possono derivare dalla mancata risoluzione di una difficoltà emotiva nella propria famiglia d’origine, seppellita sotto un’illusione di autonomia.




Leggi anche Il tuo benessere a 360 gradi con Unobravo


5) Problemi coppia: anche nella coppia, quando uno dei due partner ha “disconosciuto” la propria famiglia, possono spesso verificarsi situazioni di forte conflitto: il partner che ha tagliato, infatti, si lascia spesso adottare emotivamente dalla famiglia d’origine dell’altro dando vita a dinamiche di competizione tra i due membri della coppia.


6) Senso di colpa: sentimenti di colpa sono spesso associati al taglio emotivo, specialmente quando le persone da cui si è scappati non ci sono più e la sensazione di aver perduto per sempre l’occasione di un chiarimento può complicare la fase di elaborazione del lutto.


7) Distruzione della speranza: chi taglia i ponti con la propria famiglia d’origine lo fa di solito perché ha perso la speranza, spesso dopo aver sofferto per anni provando a risolvere situazioni complesse e difficili, senza riuscirci. Perdere la speranza significa, in questi casi, perdere anche la fiducia in sé stessi e negli altri.






Dott.ssa Livia Sasso D'Elia

Membro del team di Unobravo

Psicologa sistemico-relazionale

https://www.unobravo.net/team/dott.ssa-livia-sasso-d'elia

Post recenti

Mostra tutti