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Un viaggio nel nostro mondo interiore: la fiaba

La fiaba è una narrazione originaria della tradizione popolare, caratterizzata da racconti centrati su avvenimenti e personaggi fantastici come orchi, streghe o fate. A differenza della favola, la morale nelle fiabe è generalmente sottintesa e non centrale ai fini della narrazione.


Le fiabe sono caratterizzate da:

  • indeterminatezza riguardo i personaggi, le epoche e i luoghi;

  • una ricorrenza narrativa di episodi, frasi o formule magiche;

  • un lieto fine.

Le vicende narrate hanno poi un valore universale, proprio perché più che riferirsi ad avvenimenti concreti, in realtà riguardano il mondo interiore di ciascuno.


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L’origine delle fiabe


L’origine delle fiabe è molto antica. Prima ancora dell’invenzione e della diffusione della scrittura, infatti, fiabe, miti, racconti e leggende venivano trasmessi oralmente, di generazione in generazione, creando di fatto un patrimonio culturale collettivo. Alla base delle fiabe, vi è infatti un forte utilizzo del discorso diretto, allo scopo di catturare l’interesse e stupire chi le ascolta, e dell’immaginazione, elemento fondamentale per lo sviluppo di abilità psicologiche.


Il ruolo psicologico delle fiabe

La fiaba ricopre un importante ruolo psicologico nel processo di crescita del bambino, perché, coinvolgendolo, promuove sia lo sviluppo cognitivo, che quello emotivo.



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Dal punto di vista cognitivo, possiamo vedere, infatti, come le fiabe arricchiscano la conoscenza del bambino sul mondo reale esterno, così come sulle regole della vita sociale.

Inoltre, le fiabe sono in grado di stimolare la percezione, l’attenzione, la memoria, il pensiero, l’immaginazione ed il linguaggio, dal momento che i bambini oltre che ascoltarle, desiderano raccontarle, impersonando i diversi personaggi.


Per quanto riguarda invece i processi emotivi, vediamo come per i bambini essi siano instabili e facilmente influenzabili, e come le fiabe, conformandosi ai loro interessi ed affrontando diverse tematiche riguardanti sentimenti ed emozioni, contribuiscono al loro sviluppo.



Una fiaba per dare voce all'inconscio


La fiaba, inoltre, permette l’esteriorizzazione dei conflitti inconsci, dando ad essi una forma simbolica. Attraverso l’identificazione del bambino con i personaggi principali, egli riesce infatti a trovare soluzioni a dilemmi profondi, senza che vi sia un esplicito riferimento nelle fiabe a ciò che sia giusto o sbagliato fare.


Adeguandosi poi al pensiero infantile ancora in fase di sviluppo, la fiaba inoltre utilizza un linguaggio basato su un pensiero intuitivo, egocentrico e magico. Nelle fiabe infatti gli oggetti inanimati ragionano e si comportano come esseri umani, l’emotività ha il sopravvento sulla ragione e i rapporti di causa–effetto sono prelogici.


Il bambino, prima dell’età scolare, possiede infatti un Io ancora in formazione, che fatica a dominare le emozioni che lo attraversano, e, per poterle gestire, cerca di esteriorizzare i propri contenuti inconsci, ad esempio attraverso il gioco, mettendo le emozioni in scena. Tuttavia, a causa della sua immaturità, il bambino non è ancora in grado di ordinare i propri processi interiori dandovi un senso, quindi sarà compito dell’adulto quello di aiutarlo, anche grazie all’utilizzo del racconto di fiabe.



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Perchè i bambini vogliono ascoltare sempre le stesse fiabe?


È abitudine comune che i bambini richiedano prima di andare a dormire di ascoltare anche la stessa fiaba diverse volte. Ma perché non scelgono di ascoltare storie diverse?


Quando un bambino trova la sua fiaba preferita, mostra il bisogno ed il desiderio di ascoltarla più volte, e, come se la ascoltasse per la prima volta, chiede all’adulto di non tralasciare nessun dettaglio. Anche se per molti genitori questo può risultare noioso, per i bambini questo “rituale” è in realtà molto importante.


La ripetizione della stessa fiaba, infatti, da un lato offre il tempo e la possibilità di riflessione, portando alla luce le soluzioni alle problematiche del bambino che la fiaba gli offre sottilmente, dall’altro lato invece, dà al bambino la possibilità di poter scivolare in un sonno profondo, offrendogli uno spazio, di cui conosce ogni particolare, caratterizzato da mancanza di sorprese e in grado così di trasmettergli tranquillità.


Attraverso l’ascolto, il bambino, dunque, può conoscere se stesso e ciò che lo circonda, e può accedere, grazie all’aiuto dell’adulto, a diversi significati profondi, per lui non ancora decodificati, che imparerà con il tempo a comprendere.



Il fascino delle fiabe anche in età adulta


Le fiabe, inoltre, non sono amate solo dai bambini, ma attirano l’interesse anche di molti adulti. Secondo Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese, le fiabe “funzionano” proprio perché fanno presa su qualcosa che è vero, che fa paura e che allo stesso tempo risulta inaccettabile.


Un esempio è rappresentato dall’odio verso la matrigna cattiva, personaggio presente in molte fiabe, come ad esempio in “Biancaneve e i sette nani” o in “Cenerentola”. Alcuni elementi inaccettabili, come la possibilità di provare anche sentimenti negativi intensi per la propria madre, trovano infatti un canale di espressione trasferendosi in miti universalmente accettabili. La madre naturale e la matrigna, è come se rappresentassero, nell’immaginario di tutti, due poli opposti, la madre buona da una parte e quella cattiva dall’altra.


Questa scissione, corrisponde inoltre al modo in cui, quando si è piccoli, viene percepito il mondo, ossia per estremi: buono e cattivo, bianco e nero. Con il tempo, tuttavia, i bambini imparano gradualmente ad accettare la presenza di sentimenti di odio e amore verso una stessa persona e i sensi di colpa conseguenti.


Sembra infatti impossibile per molti anche solo pensare che un bambino possa odiare la propria madre e non solo amarla, ma, la verità è che se la madre fa bene il suo lavoro, sarà per il figlio anche fonte di irritazione, perché tocca alle madri (e ai padri) far conoscere la realtà del mondo, che spesso è in contrasto con ciò che il bambino vuole e desidera fare. L’odio per la madre, insieme all’amore, è un sentimento non solo naturalmente presente nel bambino, ma fondamentale affinché il bambino cresca in modo sereno ed impari a relazionarsi con gli altri.



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Le fiabe quindi rivestono un importantissimo compito per lo sviluppo del bambino, privare il bambino delle fiabe, significa privarlo di un importante strumento per lo sviluppo della sua immaginazione e creatività, così come per la scoperta di se stesso e della realtà esterna.





Dott.ssa Martina Errico

Membro del Team di Unobravo

Psicologa ad orientamento psicoanalitico

https://www.unobravo.net/martina-errico-psicologa

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